Alta quota
tra i boschi del gran paradiso ci sono funghi, erba, fiori, mosche, farfalle, cavallette, alberi, muschi, licheni, rocce, sorgenti. Pochi computer, pochissime connessioni. per questo smetto per un po' di scrivere. Ma tornerò a sfogare le mie perplessità materne e porfessionali. Anche perché, non so ancora se mi passerà, ma continuo a vivere come uno specchio dei miei figli e (non ora) dei miei studenti. Sono bravi= sono brava. Sono pessimi= sono fallita.
Data la grande quantità di capricci ad alta quota che sfornano i pargoli....
Anche le mamme piangono
Malo: "Non devi piangere. Tu sei una mamma. le mamme non piangono, sgridano. Capito? Gli adulti non piangono mai!"
Mamma: "Certo, che se perdo il mio bambino..."
Malo: "Ma no, devi sgridare! E poi io mi perdo solo ogni tanto...
Anna: "Hei, un attimo... io non voglio essere figlia unica, poi con chi gioco?"
Siamo in cortile, a goderci un po' d'ombra estiva. Malo ferma la bici e si mette a disquisire sul fattaccio avvenuto il giorno prima. Gita a Celle a trovare le amichette al mare. Mauro (ovvio) non fa che girare sparire, ricomparire, esplorare, con una netta predilezione per i lavandini e i lavapiedi.
A un certo punto mi dice "Vado a lavarmi i piedi e torno". E invece non torna. Dopo un po' comincio a preoccuparmi, poi a cercare, poi a preoccuparmi di più. Dopo dieci minuti è chiaro che di Malo non c'è nessuna traccia in tutto lo stabilimento. Ci disperdiamo a cercare, sul mare, in strada, in giro. Cerco senza una lacrima, e la cosa mi sorprende, semi disperata ma lucidissima. Poi lo intravedo, spero, lo trovo. Si stava lavando tutto giulivo presso i lavandini di un altro stabilimento balneare. A quel punto sgorga un pianto dirotto, non ci posso fare niente, mentre lo abbraccio e poi lo scapacciono, piango, piango, piango. Mauro va completamente in crisi: "non piangere, non piangere, non piangere..."
Ecco il giorno dopo mi ha spiegato perché. Una mamma che si dispera è qualcosa di terribile, molto molto più terribile di una che sgrida e che molla scapaccioni. Non è più un'adulta.
Mi spiace per lui, ma la verità è che anche le mamme, ogni tanto, piangono.
Pericolo Bimbi!

Qualcuno mi sa dare spiegazioni per questo? Lo ho incontrato durante una passeggiata con la mia amica Valentina e le ho chiesto di fare una foto! Che vuol dire? Pericolo baby gang? pericolo uscita asilo nido? Pericolo poppanti in libertà? Pericolo passeggini a tutta birra? Zona ad alto rischio di concepimento?
Scienziati si nasce?
Non so se scienziati si nasce. Ma di sicuro davvero così come abbiamo la pelle, i capelli e gli occhi diversi, diversi devo essere i tessuti che fanno il nostro cervello. Io credo di non aver mai, a nessuna età, pensato quello che viene in mente a mia figlia anna. C'è un momento speciale nella giornata, quello che precede il sonno, in cui i pensieri vagano, sorgono le domande più profonde, si riflette, quasi si sogna. Ora, quando accompagno mia figlia a nanna e vivo con lei questo momento, mi sento sempre impreparata. Le domande di stasera, per esempio:
1) la luna è più grande del sole? (facileeee, heheh, nooo cara è molto più piccola, è più piccola della Terra)
2) fammi vedere con le mani la proporzione tra la terra, la luna e il sole (e mi dà pure la scala max - min!) (ancora facile, ricordo una proporzione tipo 7:1 e me la gioco!)
3) se noi andiamo sul sole muoriamo? (risposta: sì, è una stella non un pianeta)
4) e di che cosa sono fatte le stelle? (risposta: (hehe, qui sto sul generico e va bene), di fuoco, amore)
5) Di fuoco? Ma come è possibile se non c'è aria?
Ecco fatto, la mamma annaspa. Risposta: Beh, non so credo, tipo fuoco, lava energia, non mi ricordo!
La cosa che mi sorprende è che non è casuale, lei fa sempre pensieri di questo tenore, altre domande che ricordo a caso, alcune davvero di parecchio tempo fa:
- quanto fa 4 + 4+ 4?
- esiste un gas più leggero dell'elio?
- come fa la trottola a stare dritta quando gira?
Ma tutto sommato le serate "angolo della scienza" sono nulla rispetto alle quelle in cui la prende sul trascendentale, in cui mi chiede spiegazione della vita e della morte, e magari mi apostrofa con un "Parliamo un po' di Dio, poverino, non ne parliamo mai..."
Amore di figli
La grande fatica di allevare i figli è nota. Un flusso continuo di richieste, di problemi, di esigenze, mancanza di privacy, fine della libertà di movimento, eccetera. Però devo dire che i complimenti più belli, quelli che davvero scendono fino in fondo al cuore e lo nutrono, li sanno fare come nessun altro.
Anna: "Sono così fortunata ad avere te come mamma. Sei carina, simpatica e buffa";
"Siete i miei genitori preferiti, non vi cambierò mai!"; (abbracciadomi forte) "se avessi un'altra mamma non le farei mai così".
Malo: (mamma aveva appena finito di raccontare una storia di quando era ragazzina): "Mamma vorrei conoscerti da giovane!"
Anna: Ti adoro! però non voglio mai che mi porti all'orfanatrofio!
Mamma: Ma che dici? Niente orfanatrofio!
Malo: Che cosa? Che cosa è l'oranatorfio?
Anna: io lo odio l'orfanatrofio
Malo (più allarmato) Che cosa è l'oranatorfio?
Mamma: (santo cielo!) L'orfanatrofio non vi riguarda! é la casa dove stanno i bambini, quei pochi, che non hanno genitori, gli orfani. Non hanno né il babbo né la mamma, ma succede raramente (mento, lo so, ma non riesco a farne a meno).
Anna e Malo, sollevati, mi abbracciano.
A proposito di orfani, una notizia che piacerà a Bush: chissà perché anna chiama i bambini neri "americani". Oggi c'era un bimbo nero con padre bianco "Hai visto mamma? Quel bambino è un po' americano ma suo padre no". Misteri della società del secondo millennio.
Fratelli
l bello di certe bambine (come la mia) è che ti dicono tutto. Limpide come laghetti alpini. ottimo per seguire l'evolversi dei rapporti familiari, in particolare con il fratellino:
Anna, 2 anni, fratello appena nato: "Mamma non è contenta, mamma cattiva, grida sempre".
Anna, 3 anni e poco più: "Io lo odio, malo, voglio che muoia. Poi ho come un senso di volergli bene, ma me lo fai venire tu!"
Anna, 6 anni, 3 giorni fa: "Io ogni tanto penso di Malo "stupido, cretino", ogni tanto gli voglio bene. Ogni tanto penso che è odioso, poi mi vergogno perché non voglio essere figlia unica"
Anna, 6 anni, ieri sera (a tavola, dopo bagno giocoso particolarmente scatenato): "Mamma! (trionfante tipo archimede che esce dal bagno) ho capito chi sposerò da grande: Malo! le mamme che hanno una bambina grande e un bambino piccolo, oppure un bambino più grande e una bambina più piccola, sono molto fortunate (mi spiega con cura, per farmi capire), perchè sanno con chi si possono sposare i figli".
Mamma: "No, vedi anna, non funziona così. Tuo fratello sarà tuo per sempre, però non ci si sposa tra parenti ma con con qualcun altro"
Anna, mi guarda perplessa, ci pensa un attimo. Poi scuote la testa, quasi compassionevole per una mamma che davvero dice cose assurde. "No, no, mi sposo con Malo".
Mantra dello statale volenteroso
Sto per compiere un ano di onorato servizio dello Stato, era infatti il 6 agosto quando dissi al provveditorato (lo so che non si chiama più così, uffa) SI, LO VOGLIO
Ecco credo di aver capito due o tre cose, che mi scrivo per ricordarmele:
1) non puoi non avere a che fare con la burocrazia. Se la conosci, non ti uccide
2) non esistono sconti, né miracoli per le persone normali. Se ti hano chiamato improvvisamente di ruolo nella tua città, non vuol dire che tu ti sia saltata la gavetta: ora hai un bel trasferimento d'ufficio a puttemburgo e dovrai come tutti farti i tuoi anni di domande e controdomande.
3) Come disse il saggio Lucio: "quod est in cartis est in rebus", amen. Rassegnati e sopravvivi: la pioggia di provvedimenti assurdi continuerà a cadere ma c'è sempre un modo per conciliare la realtà e le scartoffie. Basta solo respirare a fondo e avere un po' di inventiva.
4) Ogni scuola è diversa, diversissima. Non finirai mai di stupirti.
5) se vuoi sopravvivere impara a usare la sillaba: NO
Esempio di sorprese? Si può avere una scuola nella quale (come in tutte) si sopporta una docente alcolizzata completamente incapace di fare lezione, però per il buon nome della scuola si prescrivono nei dettagli i tipi di pettinature ammesse, di anelli, di vestiti. Non solo, si sconsigliano, anzi di fatto si impediscono le uscite didattiche. Uscire dalla scuola e imparare nel mondo è una delle poche cose sensate che ancora si fanno. Capisco ancora il decoro, anche se spinto agli eccessi. Ma perchè, dio santo, impedire le uscite? Questa ancora è una domanda senza risposta. Qualcuno ce l'ha?
Il nostro stupidario
Ricevo e diffondo a tradimento, sentite nella stanza a fianco da una collega..
Chicche della mia maturità:
"D'Annunzio era un grande estetista"
" The spices are fresch or secchen"
" I impast the farin with tomatoes and mozzarella furmage" (un bel pastone, oltrettutto...)
"Mediterraneo..it's a lake.... a big lake"
"nella pioggia nel Pineto D'Annunzio sente il don don delle campane".....la presidente urla "non ha sentito nessun don don" " Oh, scusi è vero, era un din din"
"Scusate stamattina mi ha preso l'agito"
Per quanto mi riguarda mi sono accorta che durante i colloqui sono slittata sempre di più su domande base. Avevo per esempio diverse fanciulle studiose, ma la sensazione era che dietro la pappardella imparata a memoria ci fosse poco o nulla. Così mi sono rivestita dell'abito della rompiballe e ho fatto domande tremende tipo: "Quando è finita la seconda guerra mondiale", oppure "contro chi abbiamo combattuto nella prima?" o ancora, difficilissima "giorno mese e anno della liberazione". Della serie: l'ultima occasione nella vita per senirsi in dovere di sapere.
Il regno del tempo perso

Sembra quasi il titolo di uno dei romanzi fantasy amati dagli studenti, invece si tratta sempre di lei, la maturità, l'esperienza di lavoro più stravagante che abbia mai vissuto. La mia in particolare è stata una sorta di meditazione spirituale.
Saper perdere tempo con stile, essere inutili ma necessari, vagare nel nulla ma per forza. Ore, ore, ore che sfilano una dopo l'altra per fare quasi niente. Tre settimane di lavoro dalle 8 alle 15 (in media), delle quali almeno metà passate in ozio, e un altro buon quarto a fare cose intelligentissime tipo ripetere un elenco di nomi 20 volte, un elenco di numeri 35 volte, il tuo nome settantacinque volte. Eppoi firme, firme come se piovessero. Un vero trionfo della burocrazia. Che, sì, è stata snellita e informatizzata dal ministero con un famoso programma in dotazione alle scuole. Però le scuole non sono tenute a usarlo, e quindi possono decidere di fare ancora tutto a mano. E così sia.
Il bello di questo ozio coatto è che ti viene una straordinria smania di fare qualche cosa. Però i commissari sono sei e non è facile dividere i compiti senza lasciare tempi morti a nessuno Così ci si contende come oro i lavori da fare: "scrivo io i giudizi!" "no io!" "Tu scrivi i tabelloni!" "Ma i tabelloni finiscono subito, voglio i giudizi". "Allora ce li detti" "va bene ma quelli della terza prova sono miei". Credo di aver guardato con vero odio la presidente che si ostinava a voler dettare (ad altri) i giudizi scritti da me in brutta. Sono miei, ho dirito a copiarli io le sette volte di rito, non potete rubarmi il lavoro! Ho visto commissari uccidere per molto meno...
Liberi tutti!
Oggi, sera del 5 luglio, posso dichiararmi finalmente in vacanza. La scuola è stata un vortice, che ha inizato ad avvolgermi nelle sue spire a settembre, lentamente, poi ha accellerato, per lunghi mesi mi ha fatto girare vorticosamente, poi mi ha spinto giù nel gorgo, sempre più giù, sempre più veloce, verso maggio mi sembrava di vivere in apnea... poi paffff un primo regalo: la fine delle lezioni. Neanche il tempo di respirare e via! ecco un altro gorgo - leggermente meno tremendo - chiamato esami. La maturità - non dovrei ma continuo imperterrita a chiamarla così - è stata poi un'esperienza tutta sua. Quello che mi rimane addosso stasera è la sensazione dolcissima di affetto per ragazzi che conosco appena, ma così belli!
Stamattina presto arriviamo a scuola per gli ultimi due colloqui. L'aria di Camogli è profumata e ancora fresca, la scuola è immersa nel verde. Sulle scale ci aspettano le ragazze e i fidanzati, che abbiamo gi interrogato ieri (è una classe di amori tra i banchi). S. ci delizia con la sua bellissima rierca sul cacao. Esile, bella, inquieta, fa una prova straordinaria. Era una di quelle che a scuola andava male. Siamo incredule, le consigliamo di fare l'università. "Non so - ci dice - io vorrei diventare una maitre patissier". Il fidanzato invece sogna una carriera da chef, studia l'arte della gastronomia orientale. Ascoltano il colloquio della loro compagna tenendosi per mano. Arrivano anche gi altri compagni - belli, solari, loro hanno già dato. Quando li salutiamo d'incanto dagli zainetti spuntano asciugamani e costumi, le camicette fanno posto alle canotte, i pantaloni si accorciano, l'ansia è un ricordo, ora il sole il vento i sogni, un futuro leggero come le nuvole. A rotta di collo nella discesa verso un meritato tuffo nel blu. Il bagno davvero più bello. Gli ho augurato una buona estate, davvero, davvero.
Un mese!
Un mese! Ci ho messo un mese a riavere la mia linea Adsl, la mia carissima (costosissima) linea internet. Ebbene ora chiamo Tele2 (di cui siamo fedeli clienti da anni eccetera) e chiedo che questo mese mi venga scontato dalla bolletta successiva. Risposta dell'operatore? Se lei va sul sito internet può aderire alle nuove offerte, tra cui internet 7 mega a 33 euro bla bla. Sto chiamando per avere indietro i miei soldi non comprare qualcosa di nuovo! Ma siamo diventati pazzi? Customer care significa curare clienti impazziti per il troppo uso del call center?
Nervi.
Che cosa farรฒ da grande
Se riesco a riavere la connessione da casa, forse riuscirò a riversare il materiale che sto accumulando nella mia testa su questo blog mezzo morto.
ora veloce veloce vorrei solo scrivere questa conversazione assurda avvenuta qualche giorno fa
(domenica mattina, all'alba o giù di lì. Anna zompa sul lettone e mi sveglia)
Anna: Sveglia, mamma. Lo sai che io da ragazza farò il bullismo?
Mamma: (spera di aver capito male) Che cosa? Ma che ne sai tu che cosa è il bullismo...
Anna: è quando i ragazzi si mettono insieme per picchiare gli altri
Mamma: !!!
(aveva capito bene! mamma parte con ramanzina sconsolata)
Soddisfazioni
Oggi in quarta eravamo in 5. Più la prof sottoscritta. Sono andata avanti lo stesso e, come succede in queste situazioni la lezione è stata molto più bella e coinvolgente. Leggevamo l'inizio della Locandiera sull'antologia. R., che faceva il Marchese di Forlipopoli, quando il brano finisce mi chiede, sfogliando il libro avanti e indietro, cercando con gli occhi nelle pagine. "Ma prof, ma non c'è un... "continua"? per sapere come continua intendo"
Pensieri di prof: "EVVIVA ESULTANZA TRIPUDIO QUALCUNO VUOLE SAPERE COME CONTINUA QUALCHE COSA!!! segnare immediatamente il giorno sul calendario con tre stelline"
Scuola commedia splatter

Già il primo giorno che ho messo piede a scuola mi sono resa conto che Daniele Luchetti nel suo famoso film La Scuola non aveva inventato niente. La scuola è un film già bello e pronto, un vero palcoscenico su cui si rappresentano ogni giorno le storie più buffe e più tristi. In cui i personaggi sembrano usciti dalla penna di un autore dallo stile un po' pesante: la prof di italiano di mezza età, tanto brava ma sull'orlo (perenne) di una crisi di nervi; la supplente annuale, un po' più giovane ma già invecchiata precocemente causa precariato eterno; il prof tecnico-pratico che, vabbé insomma si tira avanti e meno male che il pomeriggio c'è l'altro lavoro in officina; il vecchio sindacalista che vive con la sorella, che oramai è rassegnato a tutto ma davvero a tutto e risponde sempre sospirando; il preside che il primo giorno ti accoglie dicendo "innanzi tutto bisogna ricordare che il morto non c'è mai scappato, e quindi evidentemente in questa scuola non si muore..."; il santo che fa l'orario; quella di matematica che cerca di incastrare chi le ruba i cracker dal cassetto seminando trappole numeriche; il bidello un po' strano che a volte entra in classe e chiede "ce le avete 600 lire? (sic)".
Beh, insomma tutto questo lo avevo capito subito. Quello che non mi immaginavo era il risvolto splatter, da film sulle strade violente del bronx. L'altro giorno capito in aula insegnanti (la scena teatrale per eccellenza, da cui gli attori entrano ed escono, si ritrovano e raccontano) durante l'intervallo e sento che l'atmosfera era un po' agitata. Una prof stava raccontando la rissa tra studenti del giorno prima. era visibilmente sconvolta, gli occhi sporgenti: "Insomma me lo sono visto lì, in ginocchio per terra, con tutto il sangue sulla faccia, per terra, tantissimo sangue, e lui urlava con voce roca, con tutte le sue forze "lo ammazzooooo, lo ammazzooo. Io vi giuro che ho sentito lo stomaco rivoltarsi". Mentre raccontava mimava; no, non raccontava, vomitava fuori tutta l'angoscia di questa scena. Entra il prof M: "eh, di nuovo, si stanno pestando di nuovo. Quest volta due che si tengono per le braccia e cercano di spezzarsi le gambe a calci. Avete presente quei calci dati di lato, sul ginocchio...". A questo punto accuso davvero il colpo. Non ne posso più, chiedo scusa e cerco di filare. "Mi fa impressione, sapete..." Vedo un luccichio negli occhi di M. "ah, non ti ho detto quando ho sentito il crac delle ossa...". So che sotto i baffi gli è spuntato un sorriso. Ecco, si divertono pure alle mie spalle. Santo cielo, prendiamola sul ridere, che davvero sembra di stare al fronte.
Chi comanda?
Un pomeriggio a casa mia. Anna è in cucina. Malo la raggiunge. Li sento parlare.
Malo: "Anna è vero che comandano la mamma e il babbo?"
Anna: "E' vero"
Malo: "Non comandiamo noi".
Anna: "E' vero"
Malo: "E' sbagliato quando i bambini dicono "volgio comandare gne gne"
Anna: "SI"
Insomma, nel momento che l'ennesima ricerca (Eurispes stavolta) ritrae le nuove generazioni come dispotiche, indisciplinate e tecnofile, sapere che più o meno i bambini ci riconoscono un principio di autorità è già positivo. La cosa buffa è che però si pongono la domanda. Evidentemente avevano messo in dubbio che i ruoli fossero questi. Devo farmi un promemoria "comando io!".
Anche perché se il risultato finale sono i miei studenti li strozzo. La risposta che mi ha dato uno studente oggi, visto che incitavo a studiare e a darsi da fare, è stata: "Anche l'anno scorso il prof diceva, lavorate, lavorate. Ma in realtà è uguale, tanto passiamo lo stesso". A quel punto le strade sono due: o gli ribalti il banco addosso, lo prendi a schiaffi e poi ti licenzi; oppure fai un respiro profondo e prosegui lungo la strada dell'illuminazione. Ommmmmm
Sospensioni
Ci sono sospensioni e sospensioni. Quelle che mirano a punire comportamenti tremendi tra le mura scolastiche, e le sospensioni scolastiche. Siamo alla vigilia di una bella sospensione scolastica, una vacanza. Dico vacanza, penso vacanza. Anche se sono pochi giorni. Spero di ritornare con più energia ma soprattutto con più spazio per me. Devo allargarmi un po' e smettere di farmi stringere intorno dalle cose. Anche quando sono meravigliose come i ragazzi della scuola. Oggi E. mi ha finalmente rivelato perché dice che forse lascia la scuola. è perché una ragazza con cui è stato è incinta e lo vuole sposare. Lui assolutamente no, ma dovrà comunque mantenere il bambino. Anni venti, classe terza, molto religioso, equadoriano, buono come il pane. Però, però sto maledetto preservativo? L'avevo raccomandato pubblicamente in classe qualche giorno prima. Credo insisterò sull'argomento, a costo di litigare con i colleghi di religione. Ora però voglio solo occuparmi dei miei bambini, per fortuna ancora bambini, per ben tre giorni!
Verifica via sms
Classe quarta. Verifica di storia. Illuminismo, Voltaire, Russeau, cointratto sociale, sovranità popolare, luce della ragione, una zuppa del genere. Ad un certo punto sento che il brusio assume un tono inaspettato
"Psss... hei... to work, come fa? irregolare?
"to work worked worked no non è irregolare"
"Ah, ok"
(feroce giro di pollici sui cellulari)
"Hei, hei, to go?"
"Go went gone..."
Difficile da ignorare, si stavano suggerendo i verbi irregolari inglesi durante la verifica di storia. Mi avvicino con un grande punto interrogativo sulla testa, cerco di interrompere il maneggio sui cellulari e chiedo.
"Eh, prof è che è la mia tipa che ha la verifica di inglese..."
Gli eroi stavano colettivamente aiutando la tipa di r. a superare la sua verifica. In un'altra scuola, alla stessa ora. "Ma, dimmi un poco, ma di storia che fa? Magari se fate lo stesso programma segui un po' anche tu?"
"Si, si, l'illuminismo anche lei. L'altra volta le ho suggerito io le risposte. Ha preso otto"
Invece poi r. ha preso 5. Ma pensassero un pochino anche ai casi propri, sti ragazzi innamorati!
Vecchi e cannoni
A scuola si scopre come tutto sia relativo. Il concetto di tempo, di vecchio e di giovane è qualche cosa di assolutamente soggettivo. Alla Totem si viveva in un limbo, dove - tutti più o meno trentenni - il problema del vecchio e del giovane non si poneva neppure. Quando è arrivata qualcuna un po' più giovane "che ha fatto i compiti con google" certo, un po' di impressione ce l'ha fatta. Ma è niente in confronto a quello che si vive a scuola. In aula docenti sono "una ragazzina", e posso godere della sorpresa dei colleghi che vengono a sapere che invece non sono tanto ragazzina. Anzi sono già mamma, e pure due volte. A lezione invece, sono la prof. E la prof non può essere giovane, altrimenti non sarebbe una prof. Oggi però hanno passato il segno.
(lezione su Baudelaire, L'anima del vino)
STUDENTE 1 - Certo che, prof, il vino che canta nelle bottiglie?? Ma che cosa si era fumato?
PROF - Oppio credo. Ma questo non vuol dire che basti fumare qualcosa per diventare Baudelaire! (e giù pappardella su come l'ispirazione sia nulla senza duro lavoro ecc.)
STUDENTE 2 - Ma, prof, confessi, anche lei da giovane si è fatta una canna?
(PENSIERI DI PROF - Da giovane? Ma senti questi...)
PROF - Ah, non sono un politico non sono tenuta a rispondere
STUDENTE 3 - Ma che credi? Quando era giovane la prof si facevano certi cannoni (mima)
(PENSIERI DI PROF - Ah! Questo è troppo, villani! ora mi sentite)
PROF - Sentite voi... ci tengo a precisare che negli anni '70 io ero molto molto piccola... sono nata infatti nel 1973!
STUDENTE 3 - Ah, si... mio padre quando gli ho detto che fumavo mi ha detto "ma figurati... mi facevo certe trombe io..." Poi però in effetti mi ha distrutto, mi ha fatto un mazzo così.
PROF - Bene, bene, mi sembra giusto.
Morale: che ti piaccia o non ti piaccia, sei rappresentante del mondo dei GRANDI. Meno male che sei già allenata a fare la mamma. Morale 2: il mondo dei grandi è un tutt'uno indistinto. Semmai anche la prof si fosse fatta un cannone, sarebbe sicuramente successo in un tempo remoto, quando era giovane. Meno male, la mia reputazione da adulta è data per scontata e non devo conquistarmela.
Poeti a sorpresa

Mamme stravolte, non perdete la speranza
Una mia amica plurimamma si lamenta di non trovare ispirazione. Di sentirsi a terra, e di non avere di conseguenza l'energia sufficiente per inventare. Non è strano le vorrei dire. Mi ricordo benissimo che per anni, da quando è nata anna, e poi malo, mi sono afflitta con un pensiero: non so più raccontare le storie. IO! Io che entusiasmavo da baby sitter i bambini degli altri, con intere saghe di storie a puntate. Io che sono la regina delle storie, ora che sono mamma sono rinsecchita come un vecchio rovo d'inverno. E un po' mi intristivo. Poi, caso strano, il tempo terribile è passato. E insieme alle notti di sonno (quasi) tutte intere, insieme agli amici, al lavoro e alla timida ricomparsa di qualche libro, sono germogliata di nuovo. Le storie sono tornate! Ora anche anna e mauro si possono entusiasmare. Anche per loro sono arrivate le saghe delle storie a puntate. Best seller degli ultimi tempi "Il drago domestico": anna fa il riassunto della puntata precedente e poi... via!. Certo, ogni tanto mi addormento parlando e il racconto si fa sconnesso. Poi crollo in ginocchio appoggiata al lettino. Però, però, insomma un certo progresso c'è stato.
Oggi poi è stato davvero un giorno speciale. Dopo aver letto scritti meravigliosi dei miei studenti (non scherzo, qualcuno scrive talmente bene che mi commuove, e sono al tanto famigerato professionale dove-vanno-solo-delinquenti, nota bene!), ho intravisto una nuova forma di lavoro, con il ritorno di fiamma a Totem, come collaboratrice esterna. Poi, altro amarcord: mi chiamano dall'Istituto storico della resitenza, devo ritrovare il materiale sul mio prozio partigiano. Ma, mentre cerco nei meandri della libreria la mia tesi di laurea... spunta fuori un racconto che avevo scritto da bambina. E così, la giornata si è chiusa in gloria, leggendo ad anna la storia che avevo scritto quando avevo pochi anni più di lei. Ah, sì, mia dolce amica. Le storie tornano, basta aspettare un poco. Quando si spegnerà la luce rossa dell'emergenza fissa, allora, sì, ritroverai la voce. 'Notte.
Pucca per sempre

YouTube è una fonte utilissima anche per i piccoli. A noi per esempio ha risolto un piccolo dramma: ci ha restituito Pucca. L'abbiamo conosciuta grazie alla raitivvù, poi, sparita dal palinsesto televisivo, abbiamo cercato di ritrovarla sul suo sito ufficiale. Ma quest'ultimo è di una lentezza scoraggiante, talmente lento che provare a vedere i cartoni diventa un'impresa ciclopica, in grado quasi quasi di scoraggiare anche i piccoli (che contrariamente a molti adulti dimostrano una straordinaria tolleranza verso i difetti della rete. Anna si piantava per decine di minuti davanti al computer in attesa di qualcosa). E così ci è venuta l'idea di cercare Pucca su YouTube, e abbiamo scoperto che ci sono moltissimi video. Per chi non la conoscesse, consiglio un assaggio. A casa nostra è diventata un mito: il tratto grafico geniale (talmente semplice che anche una mamma subdotata nel disegno come me può fare riproduzioni eccellenti), le storie minimali e un po' surreali, i personaggi buffi piacciono sia ai bimbi - anche a Malo, che non guarda mai cartoni - e anche a noialtri cresciutelli. Unica avvertenza: è molto giapponese, se odiate il genere lasciate perdere.
Tanto materiale poche parole
Che rabbia. Con tutto quello che mi sta succedendo potrei scrivere tre o quattro post al giorno, e invece mi accorgo di aver lasciato passare un mese. Uffa! Il lavoro nuovo mi lascia più ore libere, che vengono inesorabilmente riempite dai bambini, come vasi comunicanti, senza neanche un piccolo spazio residuo. Nello stesso tempo mi trovo nella condizione di osservare ben due generazioni di giovani tecnofili: quella dei "nati nel nuovo millennio", i figli, e quelli "nati con internet", alla fine degli anni '80. E questi ultimi sono davvero una sorpresa.
Un giorno (non ricordo a che proposito) si chiaccherava in classe sulla rete: tutti usano YouTube, scaricano film, li trasformano con programmi più o meno leciti, li riversano su cellulari appositamente modificati, partecipano a forum, a giochi di ruolo online, ai social network. Chattano, chattano, continuamente. Poi, la prof chiede: "Qualcuno sa che cosa si intende con "web 2.0"? Cala il silenzio. Nessuno - dico nessuno - aveva idea di che cosa volesse dire. è naturale. Per loro il web è ed è sempre stato 2.0. Quello di prima generazione non lo hanno mai visto. Loro sono il web 2.0, lo vivono, non ne parlano. Credo che aggiungere un po' di teoria alle loro sterminate conoscenze pratiche potrebbe essere utile. Però, chissà.
Il museo che non ti aspetti

Finalmente a letto! Anche stasera come ogni santo giorno, cercare un po' di pace serale è un'impresa ai confini del possibile. Anche stasera mi sono addormentata in ginocchio vicino al letto di anna, cullata dalla mia stessa storia della buonanotte. Ma mi sono riavuta, la scoperta che abbiamo fatto oggi va assolutamente raccontata. Ho scoperto un altro museo strepitoso per i bambini: Galata Museo del Mare. E' stata una sorpresa. Eravamo partiti da casa con l'idea di prendere la navebus, un tentativo lodevole ma poco funzionale di fare un autobus via mare per collegare il centro della città con il trafficatissimo ponente. Ma la navebus è stata soppressa per il forte vento di tramontana. Così, ci siamo incamminati verso l'unico luogo al riparo dal vento e ancora inesplorato nei dintorni del Porto Antico, il Galata appunto. Mi immaginavo una copia un po' ingrandita del vecchio Museo Navale - modellini, mappe, sestanti, bussole, in un mix indigeribile per i piccoli. Invece abbiamo trovato ricostruzioni (fin troppo realistiche, Anna era piuttosto impressionata dalle statue che sembravano vive), navi e imbarcazioni di vario genere a grandezza naturale da esplorare, macchinari funzionanti (gioia di Malo!), audiovisivi. Tutto il museo è costellato da idee furbe per rendere l'esplorazione multisensoriale, interattiva e sorprendente. Le famose spezie, per esempio, di cui leggiamo nei libri di scuola a partire dalle elementari, al Galata si possono vedere e annusare. Sembra una sciocchezza, ma secondo me è importante, soprattutto per i ragazzi. E facilita la visita a chi gira con figli piccoli al seguito. Il pezzo forte sono le simulazioni: si può guidare una baleniera (un gozzo grande) verso Capo Horn, oppure il Titanic tra i ghiacci. In entrambi i casi ci si trova a bordo di un'imbarcazione e di fronte scorre una riproduzione tridimensionale del mare, con la quale si interagisce manovrando il timone. La conquista di Capo Horn in particolare è spettacolare; si può scegliere attraverso una console touch-screen la situazione metereologica. Da non mancare la tempesta, ovviamente la preferita di Anna, che come al solito ha dato al gioco la sua classica interpretazione distruttiva e ha cercato in tutti i modi di affondare.
L'altro uso davvero buono dell'informatica l'ho trovato nella sala delle mappe: meravigliosi libri antichi di mappe (cinque-settecenteschi) sono conservati in bacheche di vetro, aperti a una determinata pagina. A fianco però, uno schermo e un mouse a pallina (non ricordo come si chiama) permettono di sfogliare virtualmente le altre pagine del volume, in modo molto efficace e semplice. La riduzione ai minimi termini di spiegazioni scritte e didascalie è forse un po' eccessiva: mi sono trovata più volte a non sapere che diavolo stavo guardando. Da provare le audioguide, che invece credo contengano spiegazioni per ogni elemento. E' il secondo museo, dopo il Castello de Albertis, che mi ha fatto una piacevole sopresa. Mah, si saranno sbagliati, forse i curatori non sapevano di essere a Genova ;-)
L'inizio, la fine
Domani inizio una nuova vita, e saluto una vita che se ne è andata. Domani iniza settembre, il vero inizio dell'anno per me, da sempre. Ma questa mescolanza di gioia e poi di dolore è davvero incredibile. Domani ore 8.30 prendo ufficialmente servizio nella mia nuova sede di lavoro: l'istituto professionale Odero di genova Sestri Ponente. Un tuffo in un mondo sconosciuto, talmente sconosciuto che mi sembra impossibile, irreale. " 'Ngiorno prof. Come ha detto che si chiama, prof?". L'altro giorno mi sono sentita chiamare per la prima volta così. Dalle bidelle, perché la scuola che ho visto fino adesso è assolutamente deserta di ragazzi. Ho ancora una settimana di tempo per prepararmi all'incontro con loro. E la sto passando pensandoli, cercando di immaginarmeli o leggendo di franco. Le mail, tantissime, davvero tante, che ci ha mandato chi lo conosceva o lo leggeva, i pezzi. I nostri, gli altri. Mai come ora totem mi sembra la mia seconda casa. Meno male che i colleghi hanno trovato le parole, quelle vere, perché io non so se ce l'avrei fatta. Questo blog tornerà a vivere, anche se fosse solo per i miei occhi. Tornerà perché ora che non mi DEVO più occupare di scrivere di tecnologie è proprio il momento che voglio farlo. E non so bene per quale strano rigiro della mia mente, il fatto che franco non c'è più è per me uno sprone. Scrivi, pensa, lavora.
Ma quante diavolo di sigle usano in questa scuola? O cielo, faccio fatica pure a capire l'orario...
Ciao Franco
Ciao maestro, direttore, insopportabile amico.
Continueremo a parlare, lo so. E' impossibile che questa conversazione finisca così, in un istante imprecisato di una notte. "Mi manca già il tuo chiacchericcio. Già mi manchi". L'ultimo nostro dialogo è avvenuto via messaggini e tu, inguaribile sentimentale, mi rimproveravi amabilmente l'abbandono. "Vado a insegnare. Dò le dimissioni", ti avevo detto poche settimane fa. Ma non sono stata io a lasciare te, sei stato tu a lasciare tutti noi. E questa è qualcosa che davvero non riesco a credere.
Per me sarà sempre così. E così.
Il dramma delle vacanze
Non avevo messo un avviso sul blog dicendo "chiuso per ferie", perché pensavo che anzi, con più tempo libero avrei scritto di più.
HAHAHAH Il tempo libero non esiste, e allontandomi fisicamente dal computer, diventa ancora più difficile mettere online qualche post. Ora, tornata dalle ferie da una settimana, continuo a tenermi tutto in testa, perché continuo a non riuscire a scrivere. Ci sono le ferie degli altri ora, e quindi il lavoro aumenta in proporzione. Comunque devo dire che l'l'isolamento totale dala rete e quasi dal telefono che avviene quando vado nella casa di campagna, a Rapallo, è l'unica cosa in grado davvero di rilassarmi. Non più monitor, ma terra, erbacce, pomodori, rastrelli, ciottoli del mare, onde. Quando riuscirò metterò su i video girati da anna in cui si vede anche il nostro paradiso. Ora poi sono anche triste, non potrei davvero scrivere nulla.
A tra un po' chissà quando.
Tetris spazzatura!
"Voglio tettriiss, tetris spazzaturaaaa". Da qualche giorno malo si aggira per la casa lanciando questo grido di guerra. Gli zii gli hanno regalato - anzi hanno regalato ad anna, ma per una volta i giochi non slittano magicamente dal minore alla maggiore ma viceversa - un tetris da attaccare alla televisione. Due scatolette joistick coloratissime, i due cavi giallo e bianco, che ormai i bimbi sanno attaccare da soli, e il gioco è fatto. Il caro vecchio tetris è di nuovo in onda.
La cosa buffa è che tutti credevamo piacesse soprattutto ad Anna, che anche per ragioni di età è la più fanatica di queste cose. Invece il Tetris fa letteralmente impazzire il mio bimbo. Credo che incontri il suo gusto per la tecnica, l'ordine e la precisione (deve essere il suo ascendente Vergine, perché in casa non ha molti buoni esempi da seguire...).
Tetris garbage è un tipo di tetris in cui ci si ritrova già alla partenza dei blocchetti in terra a dare fastidio. Hanno apprezzato soprattutto il nome. Il fatto è che Malo gioca a Tetris a modo suo, ovvero come gioca con i cubetti di lego, a fare costruzioni. Anzi a volte cerca di fare costruzioni più alte possibili, e quando arriva in cima esulta "ho vinto!!". Oppure gioca a ruotare furiosamente i pezzi per vederli scendere in modo artistico. Oppure ancora gioca a farli cadere più in fretta che si può, una sorta di pioggia battente di blocchetti. Sua sorella invece cerca di giocare come si deve giocare, e dopo un po' si stanca di non riuscire a farlo bene. Anzi si arrabbia: "Non giocherò mai più a quello stupido tetris" mi ha detto furiosa l'altro giorno. Meno male che invece qualcuno è oltre.
Attenti al computer mannaro
Nell'immaginario di ogni bambino come si deve ci deve stare un bel lupo cattivo. I ragazzini di oggi optano spesso per un lupo mannaro. Poi c'è anche un coniglio mannaro. Ma un computer mannaro davvero non sarei riuscita a immaginarmelo. Invece si è materializzato su un foglio di carta, disegnato con un bel pennarello rosso, e aveva anche orribili denti di stuzzicandenti, appuntiti da far paura.
Tutto è cominciato domenica mattina, quando Anna guardando la trasmissione E' domenica Papà, ha visto il presentatore mostrare al pubblico i disegni dei bambini. Stranamente la cosa l'ha ispirata, è corsa a cercare carta e pennarelli e si è dedicata a fare il suo disegno. "Poi lo mandiamo anche noi, vero mamma?". "Certo tesoro. Magari guardiamo sul sito l'indirizzo..."
Finito il disegno - pieno di parolacce tipo cacca pipì e puzza e disegnini in tema, sicuramente troppo trasgressivo per finire sulla raitivvù - Anna si ferma. Sguardo nel vuoto. Sguardo sul disegno, tra le mani. "ma come facciamo a mandarglielo, è di carta...". "Con la posta tesoro. La POSTA, quella normale , con le buste e i francobolli". "Ah, già".
Accidenti, si vede che sono nati nel nuovo millennio. A questo punto non so perché il computer che era nel disegno è diventato mannaro. Infrangendo decisamente anche le ultime speranze di una gloria televisiva.
Scienza pazza per bambini curiosi
Ho finalmente guardato anche io il sito che Anna ha scoperto qualche giorno fa e che le è piaciuto così tanto da popolare disegni e giochi anche a computer spento. Non è in realtà un vero sito, ma una trasmissione della Rai che si può raggiungere da RaiClick (credo ci sia arrivata cliccando a caso, ma non lo so mi sono persa dei passaggi). Si chiama Hit Science, nome pessimo, difficile da pronunciare e ricordare, che però appartiene a un programma davvero carino. Un manipolo di ragazzi strampalati e una ragazza indiana di nome Vandana guidano i bambini alla scoperta della scienza.
Ogni puntata ha un filo conduttore, anche se a volte è un po' blando, e tra musica e gag di vario tipo il gruppetto si dedica a spiegare principi di fisica o di biologia, di medicina e matematica. Oggi abbiamo visto una puntata sulle forze, in cui si è parlato di aerodinamica, di forza centrifuga e centripeta, di velocità del suono e della luce. Roba piuttosto difficile, io non la consiglierei sotto gli 8/9 anni. Anna però ne è entusiasta. Anche se non capisce tutto, l'idea che qualcuno le spieghi come funzionano le cose magari attraverso dei veri esperimenti la fa impazzire. E questo è evidentemente il programma che fa per lei. D'altronde dovevo immaginarmelo: quando le ho portato la prima trottola - avrà avuto al massimo tre anni - mi ha chiesto: "Mamma, perché la trottola gira? Ho capito che la fasi girare ma esattamente come fa a girare?"
PS: il sito ufficiale è questo: www.hitscience.rai.it.
Giovani e creativi, davvero
Girovagando con Anna in cerca di arte contemporanea in forme e modi adatte alla mia bimba, ci siamo imbattute in una bellissima iniziativa del Beauburg, che per festeggiare i suoi 30 anni ha aperto le sue pagine alla vena creativa di chiunque voglia cimentarsi. Si può guardare le opere create dagli utenti e selezionate dallo staff (sicuramente selezionate, sono tutte belle!) oppure cimentarsi a creare la propria. La parte creativa per la fanciulla non è stata un successone perché è basata quasi interamente sul testo, sulla parola scritta. Ma è stata invece un'ora a girellare per la gallery, divertendosi davvero tanto. La cosa più carina è guardare i nomi e le età di chi ha prodotto queste opere: quasi tutti giovanissimi. A leggere i giornali i ragazzi sotto i 25 sono tutti delinquenti, dementi e buoni solo a mettere video violenti su YouTube. Oppure sono una sorta di entità astratta da incensare in modo vacuo. Date un'occhiata invece a questi giovani (veri) creativi...
PS: meglio con Firefox, almeno nel mio computer, si vede senza installare niente
Piccole consumatrici cercasi
Ultimamente stanno uscendo tante notizie sull'internet dei piccoli. Una di queste, essendo uscita sul New York Times con un ampio servizio, è stata ripresa da vari giornali e ha stuzzicato la mia curiosità. Ovviamente, visto che è un periodaccio tremendo arrivo a scriverne qui circa una settimana dopo. Le notizie fresche le riservo a VisionPost!
Il NYT racconta di come una serie di siti per bambine abbiano portato il vecchio classico gioco delle bambole sulla rete, rinverdendo la tradizione e mescolandola con un tocco di social network e di 2.0. Ora, anche a prima vista usare internet per giocare alle bambole non sembra la cosa più furba del mondo: le bambole sono belle proprio perché si possono toccare, vestire, svestire, lanciare, coccolare, dipingere, portare nello zainetto. Insomma perchè sono vere.
Andando poi a dare un'occhiata da vicino a una di queste "stelle" del web per fanciulle, Star doll, che sbandiera 8 milioni di utenti registrati, i miei dubbi sono diventati vera repulsione. Star Doll è un sito rivolto a bambine e ragazzine, dai 7 anni ai 15-16 suppongo, in cui si possono vestire le bambole virtuali, disegnate in due dimensioni, proprio uguali a quelle di carta che avevano i vestitini con le linguette da girare dietro (odiavo anche quelle, allora). Il tocco in più è dato dal fatto che si può creare in questo modo anche il proprio avatar - la MeDoll - e socializzare con le altre. Si può partire scegliendo tra una serie sterminata di bambole attrici o cantanti, e non mancano i bamboli maschi - in un ruolo un po' sfigato di valletti, come è sempre stato d'altronde fin dai tempi di Ken. I disegni delle donne e dei vestiti sono estremamente accurati e la scelta abbondante. Il sito si presenta nella lingua del visitatore, traducendo anche i profili delle altre utenti. Insomma, un progetto ambizioso, pensato in grande. Ma talmente squallido nel suo messaggio, semplicissimo e palese: produci - consuma - crepa, da lasciare interdetti. Ho fatto fare ad anna anche una prova d'uso. Ha girellato qua e là, ha persino trovato una bambola punk con cui si è divetita un po' , tra ragnatele e fiori insanguinati. Ma continuava a finire su finestre che invitavano a iscriversi e a fare acquisti e non riusciva a uscirne da sola. No comment.
Una famiglia senza televisione
Non so, sta succedendo qualcosa di strano a casa mia. Si sta rompendo tutto... no, un attimo questo non è strano. A casa mia si rompe sempre tutto. La cosa strana è che si è rotta di colpo la televisione, e anche le mie scarpe nuove da 24 euri. Il primo evento ci ha lasciato attoniti, un po' storditi, poco più. Il secondo mi ha gettato personalmente nello sconforto, anche perché si è aggiunto al lavaggio maldestro del mio maglioncino BELLO, e allo smarrimento della mia collana amatissima.
Ma quello che volevo dire è che ci siamo trovati di improvviso senza televisione. I sacri cartoni del mattino su raidue, lo zapping serale di gigi, il quiz delle sette di sera, geo&geo con la sagramola, "missione natura" la domenica sera (anna!). E quella montagna di pubblicità che ci accompagnava almeno un po' tutti i giorni. Paf! spariti tutti in un secondo. L'effetto, a tre giorni di distanza è questo. I bambini non si sono spostati di una virgola. Ogni tanto anna chiede di vedere qualche cosa. Le rispondo che siamo senza tv. Lei dice: evvabbé, e passa oltre. Malo non ha mai guardato la televisione, quindi non gli cambia niente. Gigi è il più teledipendente di noi. Si lobotomizza sullo zapping che è un piacere. Se la tv c'è. Ma ha vissuto anche anni e anni senza, e quindi gli basta rispolverare le vecchie abitudini. La musica - pur attraverso uno stereo un po' scassato - è tornata di casa. Con questo non vuol dire che starò senza televisione per sempre, anzi spero di riaverla presto recuperando quella smessa dai miei. Però, però... non è male come esperimento. E di sicuro rivela una cosa: manca molto di più agli adulti che ai bambini, in barba ai pubblicitari, che bombardano di spot specialmente i bambini italiani con un'interruzione ogni 5 minuti (della serie: ce ne eravamo accorti).
Computer a corrente alternata
Succede spesso che il nostro computer si rompe. Inspiegabilmente a un certo punto non va. Si rifiuta. In genere la sera tardi, al mattino quando si deve andare a scuola oppure quando i bambini sono particolarmente lamentosi o rabbiosi. La brillante idea è venuta al computer di casa, ribattezzato Desk in onore di quello di Cyberboy, per aiutare la mamma a limitare la mania per l'elettronica in un sabato di pioggia.
La cosa sorprendente è che i pargoli non hanno minimamente protestato. Anzi devo registrare, sorpresa e contenta, che ultimamente l'entusiasmo per i giochi online è scemato. Malo non si sveglia più al grido "Gioco delle macchineeee" alle sei e mezza del mattino. Anna riesce a stare intere giornate senza pc e anche senza tv. Che cosa è successo? non ne ho la più pallida idea ma va bene così. Sono sicura che se glie lo propongo sono contenti di giocare; e spesso in queste serate faticose ho represso la tentazione di farlo. Un po' di disintossicazione primaverile ci vuole.
Però, per favore, o Giove signore della pioggia, dammi un po' di sole sabato, l'orto è già innaffiato e i miei nervi ne hanno tanto tanto bisogno.
Un marziano al Moma
Ho visitato il sito che mi ha consigliato dom: Destination Modern Art. E' veramente bello, si può visitare anche senza bambini, giusto per il piacere di vedere una cosa fatta bene. Un marzianino (così vengono chiamati in casa mia, forse perché extraterrestre è una parola impronunciabile sotto gli 8 anni) ha una missione da compiere: scendere sulla terra e capire qualcosa dell'arte moderna. Così sbarca al Museum of Modern Art di New York, e lì inizia a esplorare, guidato dal mouse e dalla curiosità dei bambini. Ci sono una decina di opere, e per ognuna vengono proposte attività e giochi, sia online sia da stampare e realizzare con carta e colori. Il sito dichiara di essere adatto a bambini dai 5 agli 8 anni, e in effetti così è per bambini di lingua inglese. Infatti grazie a un uso furbo dell'audio quasi tutte le attività diventano accessibili anche ai bambini che ancora non sanno leggere. Essendo invece noi forestieri, tocca seguire passo passo l'infante nella sua esplorazione. Io l'ho provato con Anna, e ci siamo divertite molto, anche se presto dovremo tornarci, perché il momento non era molto propizio e ci vorrebbe una stampante in funzione (ma questa per noi è una rarità assoluta).
Quello che sorprende è la cura per ogni dettaglio e la semplicità non banale con cui si cerca di trasmettere il piacere dell'arte ai piccoli. Che, per quanto ho potuto vedere io, possono essere un pubblico molto appassionato dell'arte contemporanea Anna se intuisce la presenza di un museo nel raggio di 500 metri comincia a sbavare e a puntarlo come un cane da caccia, finché non ci trascina dentro mamma, babbo, fratello o nonna, volenti o nolenti. Peccato che di fronte a tanto entusiasmo io le possa offrire ben poco; arte contemporanea poi, se ne vede pochissima dalle nostre parti. Tornando alla cura dei dettagli: un successone le lettere saltellanti del loading, una vera coccola per i piccoli che vedono una frustrazione trasformarsi in divertimento.
Andersen, trovami se ci riesci
Ma insomma! Per una volta che cerco di alzare la testa, mi faccio venire in mente qualche desiderio vagamente culturale, lascio frullare nel cervellino l'idea di fare qualche cosa che non sia solo sopravvivere... deve finire che mi infurio (cerco di bandire il turpiloquio mio solito da questo sito, sapete com'è, la parola scritta...). Bisogna sapere che in Liguria si tiene ogni anno una manifestazione chiamata Andersen Festival: oltre a essere un premio letterario è anche un festival di teatro, spettacoli vari, danza, circo contemporaneo, arte di strada, il tutto intorno al tema della fiaba e dell'infanzia. Almeno così l'ho capita io. Si tiene a Sestri Levante, meraviglioso paese della riviera (di levante, appunto). Quest'anno il festival si è dotato di un'immagine grafica bellissima, che si può vedere sui muri delle città, in libri appesi ai muri della scuola materna e su internet. Ecco, attirata, lo confesso, da questi segni leggiadri vado sul sito del festival per capire come quando e a che cosa posso portare me stessa e i pargoli. Difficile saperlo. Si può consultare un cartellone confuso, in cui è difficile capire quando e dove succedono le cose. Oppure scaricare un calendario, che perlomeno ha il pregio di dare indirizzi e orari. Bene. Manca niente? Una mappa, un'indicazione sui biglietti (se ci sono, se non è a ingresso libero), su come arrivare, su dove eventualmente dormire o mangiare. Insomma, per dio, sei un festival internazionale? E allora perché credi che tutti al mondo sappiano dov'è la terrazza del fico? mi hai detto che è bellissima al crepuscolo, ma come diavolo ci devo arrivare? Chiamerò il numero che trovo in home page, andrò sulla guida Michelin, chiamerò un'amica di Sestri, in qualche modo sono decisa ad arrivare allo spettacolo del Teatro del Piccione, che sono pure amici e mi piacerebbe rivederli. Ma mi sembra l'ennesima dimostrazione che il trio di comici che ci sta facendo sbellicare a Colorado ha proprio ragione: liguria, non hai ancora visto niente... (anche quando fa la colta).
Cose da piccoli e cose da grandi

Per fortuna il predominio delle macchinine spacca tutto non è durato molto. Ci rimane affezionato Malo, ma è comunque un po' meno fanatico, Anna è passata ad altri lidi. Dopo una parentesi in cui ha fatto una vera indigestione di Gino il Pollo (stupendo!) ora saltella qua e là. E standole dietro ho scoperto due siti nuovi da segnalare. Uno contiene giochi facili facili, adatti a bambini piccoli. E' il sito di Treehouse tv, quella del già osannato Daniel Cook. I giochi a volte sono davvero così semplici da lasciare un po' interdetti gli adulti, ma per i piccoli vanno bene. Uno è un po' più sofisticato e piace un sacco anche a me: Picnic panic. Anna ha dato un'interpretazione tutta sua: usa lo spray insetticida sui panini per vederli diventare verdi e sciogliersi con effetti disgustosi. Evabbé, lo fa sempre di giocare al contrario per vedere un po' che cosa succede.
L'altro sito è invece pensato per bambini grandi, tipo scuola elementare, ma è perfetto anche per bambini sui 5-6 anni che giocano in compagnia di un adulto. Si tratta della (solita!) Bbc, che ancora una volta si rivela un vero pozzo senza fondo: www.bbc.co.uk/dinosaur è la sezione dedicata alla preistoria: qui si trovano giochi da scaricare schede, foto, sfondi e altro. Quello che abbiamo provato è l'avventura con i mostri marini: un giocone basato su domande, filmati, e ulteriori giochini tutti ambientati nei mari preistorici. A volte è un po' irritante perché crea situazioni troppo difficili, ma dopo un po' di rodaggio ci abbiamo preso gusto. Ed è realizzato veramente bene. La cosa curiosa infine è che il link l'ho avuto da un libro di carta! Caso unico per me, però evidentemente un po' queste cose possono servire.
Ah dimenticavo! molti video si possono vedere solo in Inghilterra, e lo stesso succede per il sito della tv canadese TreeHouse, che non fa vedere i cartoni a chi non risiede in america. Che nervi! il copyright rema sempre contro.
Non รจ ovale!
Frena, frenaaaa, macchine indietro tutta! Riduzione drastica del computer& video in genere. Ho la sensazione che mi stiano prendendo la mano, che questa storia di giocare davanti al video stia diventando ossessiva, che ci siano effetti che non vanno tanto bene. Non è ovale! direbbe malo, che interpreta in questo modo la popolare espressione "Non vale!" probabilmente orecchiata all'asilo. Non è ovale che sia già in preda all'ansia di aver lasciato che giocassero troppo in digitale. Anna sembra un po' in crisi in questo periodo, ho parlato con le maestre: lavoretti e colori non la appassionano più tanto. O meglio, le piacciono le spiegazioni teoriche, ma poi quando si tratta di fare la pigrizia regna sovrana. Io temo che la fatica di maneggiare un vero pennarello possa dipendere dall'abitudine a maneggiare un mouse. Magari non è così. Però mi sono resa conto che forse un paio d'ore al giorno davanti al video se le scoppiavano. Troppe.
Così, ora il computer soffre di guasti improvvisi e irreparabili. Sabato per esempio. Avevamo davanti una giornata di pioggia, e già mi vedevo in eterna lite tutto il giorno per staccarli dal video. Invece, et voilà, "il computer è rotto ragazzi, niente da fare". E la cosa sorprendente è che non si sono affatto lamentati. Anzi, questi primi giorni di riduzione drastica del pc credo che in realtà facciano piacere anche ad anna.
(Che però in quanto a pigrizia rimane sempre la numero uno: oggi ho scoperto che si faceva togliere le scarpe dalla sua amichetta, rimproverandola per di più di non essere proprio capace. Manipolatrice e astuta, anche in assenza della schiava madre si è organizzata. Santo cielo!)
HotWheels, ovvero il primo vero videogioco
Uffa! Uffaaaa!! Fino a questo momento ho potuto relazionare su questo blog una sorta di idillio tra una mammina attenta e dei piccoli smanettoni che scoprono il computer e la rete. Fino ad ora, intendo, mi sono sempre sentita completamente dalla parte dei miei bambini, e volevo rivolgere tutte le mie critiche a quelle aziende tonte che non capiscono come si sta su internet in generale e tantomeno come si fanno siti per bambini.
Ora sono nei pasticci: i miei bambini stravedono letteralmente per un sito orrendo, quello delle Hot Wheels, nota marca di macchinine per maschiacci (e quindi immediatamente adorata da Anna, ovvio). Con stravedono intendo proprio che giocano solo con questo diavolo di sito da giorni, e se lo contendono, tanto che ho dovuto istituire turni e regole draconiane per evitare liti e strappamenti di mouse tra consanguinei. Insomma, a loro piace, a me no. Sono costretta a parlarne bene? Mah.
Per essere un classico caso di sito di una marca di giocattoli, devo ammettere che è fatto in modo furbo. E' semplicemente una miniera inesauribile di giochi. Punto. E con il fatto che si gioca con la versione virtuale di machinine che esistono veramente, ecco che il marketing è servito, senza aggiungere niente di più. Come principio è giusto. Il problema (per me) è che la Hot Wheels ha sposato in pieno il gusto del suo target "bambino maschio in età scolare": i giochi sono a base di fuoco, bombe, esplosioni, distruggi, ammazza, trita, vai come un pazzo ecc. Il tutto condito con rumori esagerati e musica martellante. Un mix satanico che ha strappato a mia figlia un grido di vittoria: "Un VERO videgioco, mamma! Io ho sempre SOGNATO di giocare a un videogioco!". Sono rimasta di sale. (E ho subito pensato a quali vie hanno preso i geni per passare da mio fratello direttamente a mia figlia, considerando i 2mila chilomentri che li separano. Ma questa è un altra storia).
Alcuni giochi sono carini, è vero (tipo questo!). Però sono comunque un po' da grandi. E lo stereotipo del bambino maschiaccio impera sovrano, di una stupidità totale. Ma ha avuto un tale successo che anche il piccolo Malo si è buttato nell'arena, anche se ovviamente non riesce a vincere assolutamente mai.
Insomma: uffa!
Pasta di sale all'ora di cena
Forse solo chi ha a che fare con i bambini molto da vicino sa quanto deliranti possono essere le serate. Qualche volta di più, qualche volta di meno, ma le ore che passano tra le sette (detta infatti anche ORA X) e le nove o dieci di sera sono le più difficili della giornata. Un regalone soprattutto per le mamme che tornano dal lavoro già mezze stravolte. Cena, bagno, stanchezza mescolate all'assalto dei bambini alla mamma degenere che non si è fatta vedere tutto il giorno... aggiungiamoci le solite gradevolezze casalinghe: lavatrici, piatti, giocattoli spalmati sui pavimenti di tutta la casa a mo' di trappole mortali... beh, insomma, diciamo che non è l'ora delle telefonate.
Ieri sera però ho avuto conferma di una cosa che può sembrar strana: mettetevi a fare la pasta di sale! No, non sono completamente impazzita per i motivi sopra elencati, è un intrattenimento perfetto! Molto meglio del computer, che nei momenti critici secondo me andrebbe evitato: non favorisce il rilassamento, e isola il bambino nel momento in cui invece vuole sentirsi in famiglia. Ho trovato non ricordo dove una ricetta velocissima da fare, che funziona bene:
100 gr farina, 50 sale fino; 60 ml di acqua; 10 ml di olio... sono in grado (quasi) di impastarsela da soli, e diventa subito elastica e non sporca, meglio del pongo. Una volta riforniti di attrezzi del mestiere (mattarellino, formine dei biscotti, varie ed eventuali) riescono a piazzarsi buoni bravi e indaffarati sul tavolo di cucina almeno per quella mezz'ora che serve a recuperare il controllo della situazione. Poi, per gli artisti raffinati come Anna, bisogna prevedere anche la cottura in forno dei capolavori: a 100 gradi per 40 minuti (grosso modo, ma non ne sono tanto sicura). Inoltre se avanza un po' di pasta, si conserva benissimo avvolta nella pellicola trasparente.
E, sinceramente, vederli lavorare con le mani con tanto gusto è un vero piacere dopo una giornata passata tra i bit e le parole.
La torta al pesce di Daniel
L'altro giorno ero in cucina quando sento risate matte provenire dalla stanza del computer. Più che risate era uno scompisciamento con apnea e ribaltamento da sedia, una risata totale, come sanno fare i bambini. Vado a vedere incuriosita e trovo Malo che impazza sul sito di Daniel Cook. Visto che non l'ho citato fino ad ora, mi tocca rimediare al più presto. E' il secondo sito preferito dal mio bambino - dopo il Pesce Rosso, ovviamente. E' il sito di un telefilm canadese, che va in onda su una cable tv dedicata ai piccoli (Treehouse tv della Corus Entertainment) e su una televisione culturale pubblica Ontario tv. Il finanziamento pubblico risulta evidente (ma lo noto solo ora) dai bollini in home page. Il sito merita di essere citato perché è fatto veramente bene, è molto "kid friendly": si naviga interamente attraverso i disegni, e in più Daniel Cook in persona parla ai piccoli navigatori raccontando loro che cosa c'è dietro ogni link, e intrattenendoli. In effetti Daniel parla inglese, ma i miei tester italiani non sembrano preoccuparsene più di tanto. E altra cosa molto gradita, dopo una breve sigla si passa ai giochi! L'home page è la stanza dei giochi, dove il mouse è invitato a curiosare e cliccare qua e là... l'esplorazione di ambienti virtuali pieni di sorprese è una delle cose più divertenti per i bambini, se è fatta bene. Nel caso di Daniel Cook abbiamo la prova che i finanziamenti pubblici per i prodotti educativi in Canada non sono dati a caso: non solo si trovano giochi stimolanti e creativi, ma chi li ha inventati conosce davvero i gusti infantili. 
Per esempio, la torta: quello che faceva impazzire dal ridere mio figlio era cucinare una bella torta fragrante: si prendono burro, uova, latte, farina, poi si passa agli ingredienti opzionali: cioccolato, caramelle, uva, pesce, broccoli... Che divertimento matto infilare una testa di pesce in una torta e poi mangiarla con gusto! Un omaggio all'arte della schifezza, vero cult dell'età prescolare. Torno a dire, chi ha fatto questo sito sapeva il fatto suo.





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