Soddisfazioni
Oggi in quarta eravamo in 5. Più la prof sottoscritta. Sono andata avanti lo stesso e, come succede in queste situazioni la lezione è stata molto più bella e coinvolgente. Leggevamo l'inizio della Locandiera sull'antologia. R., che faceva il Marchese di Forlipopoli, quando il brano finisce mi chiede, sfogliando il libro avanti e indietro, cercando con gli occhi nelle pagine. "Ma prof, ma non c'è un... "continua"? per sapere come continua intendo"
Pensieri di prof: "EVVIVA ESULTANZA TRIPUDIO QUALCUNO VUOLE SAPERE COME CONTINUA QUALCHE COSA!!! segnare immediatamente il giorno sul calendario con tre stelline"
Scuola commedia splatter

Già il primo giorno che ho messo piede a scuola mi sono resa conto che Daniele Luchetti nel suo famoso film La Scuola non aveva inventato niente. La scuola è un film già bello e pronto, un vero palcoscenico su cui si rappresentano ogni giorno le storie più buffe e più tristi. In cui i personaggi sembrano usciti dalla penna di un autore dallo stile un po' pesante: la prof di italiano di mezza età, tanto brava ma sull'orlo (perenne) di una crisi di nervi; la supplente annuale, un po' più giovane ma già invecchiata precocemente causa precariato eterno; il prof tecnico-pratico che, vabbé insomma si tira avanti e meno male che il pomeriggio c'è l'altro lavoro in officina; il vecchio sindacalista che vive con la sorella, che oramai è rassegnato a tutto ma davvero a tutto e risponde sempre sospirando; il preside che il primo giorno ti accoglie dicendo "innanzi tutto bisogna ricordare che il morto non c'è mai scappato, e quindi evidentemente in questa scuola non si muore..."; il santo che fa l'orario; quella di matematica che cerca di incastrare chi le ruba i cracker dal cassetto seminando trappole numeriche; il bidello un po' strano che a volte entra in classe e chiede "ce le avete 600 lire? (sic)".
Beh, insomma tutto questo lo avevo capito subito. Quello che non mi immaginavo era il risvolto splatter, da film sulle strade violente del bronx. L'altro giorno capito in aula insegnanti (la scena teatrale per eccellenza, da cui gli attori entrano ed escono, si ritrovano e raccontano) durante l'intervallo e sento che l'atmosfera era un po' agitata. Una prof stava raccontando la rissa tra studenti del giorno prima. era visibilmente sconvolta, gli occhi sporgenti: "Insomma me lo sono visto lì, in ginocchio per terra, con tutto il sangue sulla faccia, per terra, tantissimo sangue, e lui urlava con voce roca, con tutte le sue forze "lo ammazzooooo, lo ammazzooo. Io vi giuro che ho sentito lo stomaco rivoltarsi". Mentre raccontava mimava; no, non raccontava, vomitava fuori tutta l'angoscia di questa scena. Entra il prof M: "eh, di nuovo, si stanno pestando di nuovo. Quest volta due che si tengono per le braccia e cercano di spezzarsi le gambe a calci. Avete presente quei calci dati di lato, sul ginocchio...". A questo punto accuso davvero il colpo. Non ne posso più, chiedo scusa e cerco di filare. "Mi fa impressione, sapete..." Vedo un luccichio negli occhi di M. "ah, non ti ho detto quando ho sentito il crac delle ossa...". So che sotto i baffi gli è spuntato un sorriso. Ecco, si divertono pure alle mie spalle. Santo cielo, prendiamola sul ridere, che davvero sembra di stare al fronte.
Chi comanda?
Un pomeriggio a casa mia. Anna è in cucina. Malo la raggiunge. Li sento parlare.
Malo: "Anna è vero che comandano la mamma e il babbo?"
Anna: "E' vero"
Malo: "Non comandiamo noi".
Anna: "E' vero"
Malo: "E' sbagliato quando i bambini dicono "volgio comandare gne gne"
Anna: "SI"
Insomma, nel momento che l'ennesima ricerca (Eurispes stavolta) ritrae le nuove generazioni come dispotiche, indisciplinate e tecnofile, sapere che più o meno i bambini ci riconoscono un principio di autorità è già positivo. La cosa buffa è che però si pongono la domanda. Evidentemente avevano messo in dubbio che i ruoli fossero questi. Devo farmi un promemoria "comando io!".
Anche perché se il risultato finale sono i miei studenti li strozzo. La risposta che mi ha dato uno studente oggi, visto che incitavo a studiare e a darsi da fare, è stata: "Anche l'anno scorso il prof diceva, lavorate, lavorate. Ma in realtà è uguale, tanto passiamo lo stesso". A quel punto le strade sono due: o gli ribalti il banco addosso, lo prendi a schiaffi e poi ti licenzi; oppure fai un respiro profondo e prosegui lungo la strada dell'illuminazione. Ommmmmm





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