Scienza pazza per bambini curiosi
Ho finalmente guardato anche io il sito che Anna ha scoperto qualche giorno fa e che le è piaciuto così tanto da popolare disegni e giochi anche a computer spento. Non è in realtà un vero sito, ma una trasmissione della Rai che si può raggiungere da RaiClick (credo ci sia arrivata cliccando a caso, ma non lo so mi sono persa dei passaggi). Si chiama Hit Science, nome pessimo, difficile da pronunciare e ricordare, che però appartiene a un programma davvero carino. Un manipolo di ragazzi strampalati e una ragazza indiana di nome Vandana guidano i bambini alla scoperta della scienza.
Ogni puntata ha un filo conduttore, anche se a volte è un po' blando, e tra musica e gag di vario tipo il gruppetto si dedica a spiegare principi di fisica o di biologia, di medicina e matematica. Oggi abbiamo visto una puntata sulle forze, in cui si è parlato di aerodinamica, di forza centrifuga e centripeta, di velocità del suono e della luce. Roba piuttosto difficile, io non la consiglierei sotto gli 8/9 anni. Anna però ne è entusiasta. Anche se non capisce tutto, l'idea che qualcuno le spieghi come funzionano le cose magari attraverso dei veri esperimenti la fa impazzire. E questo è evidentemente il programma che fa per lei. D'altronde dovevo immaginarmelo: quando le ho portato la prima trottola - avrà avuto al massimo tre anni - mi ha chiesto: "Mamma, perché la trottola gira? Ho capito che la fasi girare ma esattamente come fa a girare?"
PS: il sito ufficiale è questo: www.hitscience.rai.it.
Giovani e creativi, davvero
Girovagando con Anna in cerca di arte contemporanea in forme e modi adatte alla mia bimba, ci siamo imbattute in una bellissima iniziativa del Beauburg, che per festeggiare i suoi 30 anni ha aperto le sue pagine alla vena creativa di chiunque voglia cimentarsi. Si può guardare le opere create dagli utenti e selezionate dallo staff (sicuramente selezionate, sono tutte belle!) oppure cimentarsi a creare la propria. La parte creativa per la fanciulla non è stata un successone perché è basata quasi interamente sul testo, sulla parola scritta. Ma è stata invece un'ora a girellare per la gallery, divertendosi davvero tanto. La cosa più carina è guardare i nomi e le età di chi ha prodotto queste opere: quasi tutti giovanissimi. A leggere i giornali i ragazzi sotto i 25 sono tutti delinquenti, dementi e buoni solo a mettere video violenti su YouTube. Oppure sono una sorta di entità astratta da incensare in modo vacuo. Date un'occhiata invece a questi giovani (veri) creativi...
PS: meglio con Firefox, almeno nel mio computer, si vede senza installare niente
Piccole consumatrici cercasi
Ultimamente stanno uscendo tante notizie sull'internet dei piccoli. Una di queste, essendo uscita sul New York Times con un ampio servizio, è stata ripresa da vari giornali e ha stuzzicato la mia curiosità. Ovviamente, visto che è un periodaccio tremendo arrivo a scriverne qui circa una settimana dopo. Le notizie fresche le riservo a VisionPost!
Il NYT racconta di come una serie di siti per bambine abbiano portato il vecchio classico gioco delle bambole sulla rete, rinverdendo la tradizione e mescolandola con un tocco di social network e di 2.0. Ora, anche a prima vista usare internet per giocare alle bambole non sembra la cosa più furba del mondo: le bambole sono belle proprio perché si possono toccare, vestire, svestire, lanciare, coccolare, dipingere, portare nello zainetto. Insomma perchè sono vere.
Andando poi a dare un'occhiata da vicino a una di queste "stelle" del web per fanciulle, Star doll, che sbandiera 8 milioni di utenti registrati, i miei dubbi sono diventati vera repulsione. Star Doll è un sito rivolto a bambine e ragazzine, dai 7 anni ai 15-16 suppongo, in cui si possono vestire le bambole virtuali, disegnate in due dimensioni, proprio uguali a quelle di carta che avevano i vestitini con le linguette da girare dietro (odiavo anche quelle, allora). Il tocco in più è dato dal fatto che si può creare in questo modo anche il proprio avatar - la MeDoll - e socializzare con le altre. Si può partire scegliendo tra una serie sterminata di bambole attrici o cantanti, e non mancano i bamboli maschi - in un ruolo un po' sfigato di valletti, come è sempre stato d'altronde fin dai tempi di Ken. I disegni delle donne e dei vestiti sono estremamente accurati e la scelta abbondante. Il sito si presenta nella lingua del visitatore, traducendo anche i profili delle altre utenti. Insomma, un progetto ambizioso, pensato in grande. Ma talmente squallido nel suo messaggio, semplicissimo e palese: produci - consuma - crepa, da lasciare interdetti. Ho fatto fare ad anna anche una prova d'uso. Ha girellato qua e là, ha persino trovato una bambola punk con cui si è divetita un po' , tra ragnatele e fiori insanguinati. Ma continuava a finire su finestre che invitavano a iscriversi e a fare acquisti e non riusciva a uscirne da sola. No comment.
Un marziano al Moma
Ho visitato il sito che mi ha consigliato dom: Destination Modern Art. E' veramente bello, si può visitare anche senza bambini, giusto per il piacere di vedere una cosa fatta bene. Un marzianino (così vengono chiamati in casa mia, forse perché extraterrestre è una parola impronunciabile sotto gli 8 anni) ha una missione da compiere: scendere sulla terra e capire qualcosa dell'arte moderna. Così sbarca al Museum of Modern Art di New York, e lì inizia a esplorare, guidato dal mouse e dalla curiosità dei bambini. Ci sono una decina di opere, e per ognuna vengono proposte attività e giochi, sia online sia da stampare e realizzare con carta e colori. Il sito dichiara di essere adatto a bambini dai 5 agli 8 anni, e in effetti così è per bambini di lingua inglese. Infatti grazie a un uso furbo dell'audio quasi tutte le attività diventano accessibili anche ai bambini che ancora non sanno leggere. Essendo invece noi forestieri, tocca seguire passo passo l'infante nella sua esplorazione. Io l'ho provato con Anna, e ci siamo divertite molto, anche se presto dovremo tornarci, perché il momento non era molto propizio e ci vorrebbe una stampante in funzione (ma questa per noi è una rarità assoluta).
Quello che sorprende è la cura per ogni dettaglio e la semplicità non banale con cui si cerca di trasmettere il piacere dell'arte ai piccoli. Che, per quanto ho potuto vedere io, possono essere un pubblico molto appassionato dell'arte contemporanea Anna se intuisce la presenza di un museo nel raggio di 500 metri comincia a sbavare e a puntarlo come un cane da caccia, finché non ci trascina dentro mamma, babbo, fratello o nonna, volenti o nolenti. Peccato che di fronte a tanto entusiasmo io le possa offrire ben poco; arte contemporanea poi, se ne vede pochissima dalle nostre parti. Tornando alla cura dei dettagli: un successone le lettere saltellanti del loading, una vera coccola per i piccoli che vedono una frustrazione trasformarsi in divertimento.
Cose da piccoli e cose da grandi

Per fortuna il predominio delle macchinine spacca tutto non è durato molto. Ci rimane affezionato Malo, ma è comunque un po' meno fanatico, Anna è passata ad altri lidi. Dopo una parentesi in cui ha fatto una vera indigestione di Gino il Pollo (stupendo!) ora saltella qua e là. E standole dietro ho scoperto due siti nuovi da segnalare. Uno contiene giochi facili facili, adatti a bambini piccoli. E' il sito di Treehouse tv, quella del già osannato Daniel Cook. I giochi a volte sono davvero così semplici da lasciare un po' interdetti gli adulti, ma per i piccoli vanno bene. Uno è un po' più sofisticato e piace un sacco anche a me: Picnic panic. Anna ha dato un'interpretazione tutta sua: usa lo spray insetticida sui panini per vederli diventare verdi e sciogliersi con effetti disgustosi. Evabbé, lo fa sempre di giocare al contrario per vedere un po' che cosa succede.
L'altro sito è invece pensato per bambini grandi, tipo scuola elementare, ma è perfetto anche per bambini sui 5-6 anni che giocano in compagnia di un adulto. Si tratta della (solita!) Bbc, che ancora una volta si rivela un vero pozzo senza fondo: www.bbc.co.uk/dinosaur è la sezione dedicata alla preistoria: qui si trovano giochi da scaricare schede, foto, sfondi e altro. Quello che abbiamo provato è l'avventura con i mostri marini: un giocone basato su domande, filmati, e ulteriori giochini tutti ambientati nei mari preistorici. A volte è un po' irritante perché crea situazioni troppo difficili, ma dopo un po' di rodaggio ci abbiamo preso gusto. Ed è realizzato veramente bene. La cosa curiosa infine è che il link l'ho avuto da un libro di carta! Caso unico per me, però evidentemente un po' queste cose possono servire.
Ah dimenticavo! molti video si possono vedere solo in Inghilterra, e lo stesso succede per il sito della tv canadese TreeHouse, che non fa vedere i cartoni a chi non risiede in america. Che nervi! il copyright rema sempre contro.
HotWheels, ovvero il primo vero videogioco
Uffa! Uffaaaa!! Fino a questo momento ho potuto relazionare su questo blog una sorta di idillio tra una mammina attenta e dei piccoli smanettoni che scoprono il computer e la rete. Fino ad ora, intendo, mi sono sempre sentita completamente dalla parte dei miei bambini, e volevo rivolgere tutte le mie critiche a quelle aziende tonte che non capiscono come si sta su internet in generale e tantomeno come si fanno siti per bambini.
Ora sono nei pasticci: i miei bambini stravedono letteralmente per un sito orrendo, quello delle Hot Wheels, nota marca di macchinine per maschiacci (e quindi immediatamente adorata da Anna, ovvio). Con stravedono intendo proprio che giocano solo con questo diavolo di sito da giorni, e se lo contendono, tanto che ho dovuto istituire turni e regole draconiane per evitare liti e strappamenti di mouse tra consanguinei. Insomma, a loro piace, a me no. Sono costretta a parlarne bene? Mah.
Per essere un classico caso di sito di una marca di giocattoli, devo ammettere che è fatto in modo furbo. E' semplicemente una miniera inesauribile di giochi. Punto. E con il fatto che si gioca con la versione virtuale di machinine che esistono veramente, ecco che il marketing è servito, senza aggiungere niente di più. Come principio è giusto. Il problema (per me) è che la Hot Wheels ha sposato in pieno il gusto del suo target "bambino maschio in età scolare": i giochi sono a base di fuoco, bombe, esplosioni, distruggi, ammazza, trita, vai come un pazzo ecc. Il tutto condito con rumori esagerati e musica martellante. Un mix satanico che ha strappato a mia figlia un grido di vittoria: "Un VERO videgioco, mamma! Io ho sempre SOGNATO di giocare a un videogioco!". Sono rimasta di sale. (E ho subito pensato a quali vie hanno preso i geni per passare da mio fratello direttamente a mia figlia, considerando i 2mila chilomentri che li separano. Ma questa è un altra storia).
Alcuni giochi sono carini, è vero (tipo questo!). Però sono comunque un po' da grandi. E lo stereotipo del bambino maschiaccio impera sovrano, di una stupidità totale. Ma ha avuto un tale successo che anche il piccolo Malo si è buttato nell'arena, anche se ovviamente non riesce a vincere assolutamente mai.
Insomma: uffa!
La torta al pesce di Daniel
L'altro giorno ero in cucina quando sento risate matte provenire dalla stanza del computer. Più che risate era uno scompisciamento con apnea e ribaltamento da sedia, una risata totale, come sanno fare i bambini. Vado a vedere incuriosita e trovo Malo che impazza sul sito di Daniel Cook. Visto che non l'ho citato fino ad ora, mi tocca rimediare al più presto. E' il secondo sito preferito dal mio bambino - dopo il Pesce Rosso, ovviamente. E' il sito di un telefilm canadese, che va in onda su una cable tv dedicata ai piccoli (Treehouse tv della Corus Entertainment) e su una televisione culturale pubblica Ontario tv. Il finanziamento pubblico risulta evidente (ma lo noto solo ora) dai bollini in home page. Il sito merita di essere citato perché è fatto veramente bene, è molto "kid friendly": si naviga interamente attraverso i disegni, e in più Daniel Cook in persona parla ai piccoli navigatori raccontando loro che cosa c'è dietro ogni link, e intrattenendoli. In effetti Daniel parla inglese, ma i miei tester italiani non sembrano preoccuparsene più di tanto. E altra cosa molto gradita, dopo una breve sigla si passa ai giochi! L'home page è la stanza dei giochi, dove il mouse è invitato a curiosare e cliccare qua e là... l'esplorazione di ambienti virtuali pieni di sorprese è una delle cose più divertenti per i bambini, se è fatta bene. Nel caso di Daniel Cook abbiamo la prova che i finanziamenti pubblici per i prodotti educativi in Canada non sono dati a caso: non solo si trovano giochi stimolanti e creativi, ma chi li ha inventati conosce davvero i gusti infantili. 
Per esempio, la torta: quello che faceva impazzire dal ridere mio figlio era cucinare una bella torta fragrante: si prendono burro, uova, latte, farina, poi si passa agli ingredienti opzionali: cioccolato, caramelle, uva, pesce, broccoli... Che divertimento matto infilare una testa di pesce in una torta e poi mangiarla con gusto! Un omaggio all'arte della schifezza, vero cult dell'età prescolare. Torno a dire, chi ha fatto questo sito sapeva il fatto suo.
Mamma Rai รจ un po' distratta
Cara Rai,
ti scrivo per farti una proposta. Invece che spendere tanti soldi negli spottoni autopromozionali, tipo "Non lasciate i bambini da soli davanti alla tv" oppure "la rai pensa ai bambini", che tanto sono tutti puri lavaggi di coscienza che niente hanno a che fare con la vostra programmazione, perché non investite qualcosina anche sul vostro sito per bambini?
Parlo di Junior, iniziativa lodevole, ma che mi sembra invecchiata un pochino, e anche un po' acciaccata. Tanto per cominciare la navigazione è davvero difficile: c'è un menu puramente testuale sulla destra; e un'ambientazione in cui si nascondono molto bene altri link. Poi ci sono cose che si cliccano e si muovono ma non portano da nessuna parte. Il disegno della home è carino, ma le esigenze dei bambini non sono molto diverse dalle nostre: amano poter girare da soli nei siti, sapere dove sono, tornare indietro a piacimento, riconoscere le cose. L'unica differenza è che molti bambini che usano internet non sano ancora leggere. E quindi è inutile scrivergli "fai così e così, poi clicca li e poi vai là". Invece lo stile di Junior è quello di fare confezioni molto "baby friendly" per nascondervi orrendi polpettoni in pessimo stile scolastico.
Mettiamo pure che il nostro tenace bambino sia arrivato fino alla sezione giochi, dove disegnini e iconcine sono presenti in abbondanza: mi volete spiegare però con quale criterio - come si vede dalla foto sopra - ne usate due identiche per accompagnare due tasti diversi? Crudeltà mentale? Esigenze di bilancio?
Eppure qualcuno di bravo lo conoscete. Qualcuno per esempio che ha fatto il sito dell'Albero Azzurro, vostra trasmissione che ultimamente è migliorata in modo notevole e che ha un sito "come si deve". Ne parliamo alla prossima.
C'era una volta Pingu
Lasciatemi emettere un lamento, un guaito di dolore. se qualcuno conosce Pingu probabilmente concorderà chè è uno dei più riusciti personaggi per bambini. Una serie di piccoli episodi di animazione - una volta con vero effetto "pongo" animato a passo uno, ora decisamente basati sulla computer grafica - spesso davvero geniali. Il nostro pingu era dotato fino a qualche mese fa di un sito all'altezza della sua fama. O quasi. Essendo un cartone amatissimo dai più piccoli, il suo web conteneva giochi semplici, puzzle, clicca e colora, memory, screen mates spassosi da scaricare, sfondi. Ma anche uno stupendo gioco tridimensionale in cui si guidava una slitta attraverso una pista di ghiaccio mozzafiato. Un vero videogame su web. Ebbene, addio, finito tutto.
L'ultima volta che ho accompagnato bambini speranzosi sul sito di Pingu ho trovato: scarica suoneria, iscriviti, pingu shop, pingu news, vedi episodi. Poi una serie di web-orrori tipo lunghissime scritte, menu incomprensibili. Il massimo del gioco è navigare il mondo di pingu attraverso un binocolo. Una cosa così lenta e noiosa da scoraggiare anche il pargoletto più fanatico. Sigghhh. No so chi sia il tuo nuovo padrone, caro Pingu, ma di sicuro non ha capito davero nulla di come si fanno i web per bambini.





Ultimi commenti