Il nostro stupidario
Ricevo e diffondo a tradimento, sentite nella stanza a fianco da una collega..
Chicche della mia maturità:
"D'Annunzio era un grande estetista"
" The spices are fresch or secchen"
" I impast the farin with tomatoes and mozzarella furmage" (un bel pastone, oltrettutto...)
"Mediterraneo..it's a lake.... a big lake"
"nella pioggia nel Pineto D'Annunzio sente il don don delle campane".....la presidente urla "non ha sentito nessun don don" " Oh, scusi è vero, era un din din"
"Scusate stamattina mi ha preso l'agito"
Per quanto mi riguarda mi sono accorta che durante i colloqui sono slittata sempre di più su domande base. Avevo per esempio diverse fanciulle studiose, ma la sensazione era che dietro la pappardella imparata a memoria ci fosse poco o nulla. Così mi sono rivestita dell'abito della rompiballe e ho fatto domande tremende tipo: "Quando è finita la seconda guerra mondiale", oppure "contro chi abbiamo combattuto nella prima?" o ancora, difficilissima "giorno mese e anno della liberazione". Della serie: l'ultima occasione nella vita per senirsi in dovere di sapere.
Il regno del tempo perso

Sembra quasi il titolo di uno dei romanzi fantasy amati dagli studenti, invece si tratta sempre di lei, la maturità, l'esperienza di lavoro più stravagante che abbia mai vissuto. La mia in particolare è stata una sorta di meditazione spirituale.
Saper perdere tempo con stile, essere inutili ma necessari, vagare nel nulla ma per forza. Ore, ore, ore che sfilano una dopo l'altra per fare quasi niente. Tre settimane di lavoro dalle 8 alle 15 (in media), delle quali almeno metà passate in ozio, e un altro buon quarto a fare cose intelligentissime tipo ripetere un elenco di nomi 20 volte, un elenco di numeri 35 volte, il tuo nome settantacinque volte. Eppoi firme, firme come se piovessero. Un vero trionfo della burocrazia. Che, sì, è stata snellita e informatizzata dal ministero con un famoso programma in dotazione alle scuole. Però le scuole non sono tenute a usarlo, e quindi possono decidere di fare ancora tutto a mano. E così sia.
Il bello di questo ozio coatto è che ti viene una straordinria smania di fare qualche cosa. Però i commissari sono sei e non è facile dividere i compiti senza lasciare tempi morti a nessuno Così ci si contende come oro i lavori da fare: "scrivo io i giudizi!" "no io!" "Tu scrivi i tabelloni!" "Ma i tabelloni finiscono subito, voglio i giudizi". "Allora ce li detti" "va bene ma quelli della terza prova sono miei". Credo di aver guardato con vero odio la presidente che si ostinava a voler dettare (ad altri) i giudizi scritti da me in brutta. Sono miei, ho dirito a copiarli io le sette volte di rito, non potete rubarmi il lavoro! Ho visto commissari uccidere per molto meno...
Liberi tutti!
Oggi, sera del 5 luglio, posso dichiararmi finalmente in vacanza. La scuola è stata un vortice, che ha inizato ad avvolgermi nelle sue spire a settembre, lentamente, poi ha accellerato, per lunghi mesi mi ha fatto girare vorticosamente, poi mi ha spinto giù nel gorgo, sempre più giù, sempre più veloce, verso maggio mi sembrava di vivere in apnea... poi paffff un primo regalo: la fine delle lezioni. Neanche il tempo di respirare e via! ecco un altro gorgo - leggermente meno tremendo - chiamato esami. La maturità - non dovrei ma continuo imperterrita a chiamarla così - è stata poi un'esperienza tutta sua. Quello che mi rimane addosso stasera è la sensazione dolcissima di affetto per ragazzi che conosco appena, ma così belli!
Stamattina presto arriviamo a scuola per gli ultimi due colloqui. L'aria di Camogli è profumata e ancora fresca, la scuola è immersa nel verde. Sulle scale ci aspettano le ragazze e i fidanzati, che abbiamo gi interrogato ieri (è una classe di amori tra i banchi). S. ci delizia con la sua bellissima rierca sul cacao. Esile, bella, inquieta, fa una prova straordinaria. Era una di quelle che a scuola andava male. Siamo incredule, le consigliamo di fare l'università. "Non so - ci dice - io vorrei diventare una maitre patissier". Il fidanzato invece sogna una carriera da chef, studia l'arte della gastronomia orientale. Ascoltano il colloquio della loro compagna tenendosi per mano. Arrivano anche gi altri compagni - belli, solari, loro hanno già dato. Quando li salutiamo d'incanto dagli zainetti spuntano asciugamani e costumi, le camicette fanno posto alle canotte, i pantaloni si accorciano, l'ansia è un ricordo, ora il sole il vento i sogni, un futuro leggero come le nuvole. A rotta di collo nella discesa verso un meritato tuffo nel blu. Il bagno davvero più bello. Gli ho augurato una buona estate, davvero, davvero.





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