Mantra dello statale volenteroso
Sto per compiere un ano di onorato servizio dello Stato, era infatti il 6 agosto quando dissi al provveditorato (lo so che non si chiama più così, uffa) SI, LO VOGLIO
Ecco credo di aver capito due o tre cose, che mi scrivo per ricordarmele:
1) non puoi non avere a che fare con la burocrazia. Se la conosci, non ti uccide
2) non esistono sconti, né miracoli per le persone normali. Se ti hano chiamato improvvisamente di ruolo nella tua città, non vuol dire che tu ti sia saltata la gavetta: ora hai un bel trasferimento d'ufficio a puttemburgo e dovrai come tutti farti i tuoi anni di domande e controdomande.
3) Come disse il saggio Lucio: "quod est in cartis est in rebus", amen. Rassegnati e sopravvivi: la pioggia di provvedimenti assurdi continuerà a cadere ma c'è sempre un modo per conciliare la realtà e le scartoffie. Basta solo respirare a fondo e avere un po' di inventiva.
4) Ogni scuola è diversa, diversissima. Non finirai mai di stupirti.
5) se vuoi sopravvivere impara a usare la sillaba: NO
Esempio di sorprese? Si può avere una scuola nella quale (come in tutte) si sopporta una docente alcolizzata completamente incapace di fare lezione, però per il buon nome della scuola si prescrivono nei dettagli i tipi di pettinature ammesse, di anelli, di vestiti. Non solo, si sconsigliano, anzi di fatto si impediscono le uscite didattiche. Uscire dalla scuola e imparare nel mondo è una delle poche cose sensate che ancora si fanno. Capisco ancora il decoro, anche se spinto agli eccessi. Ma perchè, dio santo, impedire le uscite? Questa ancora è una domanda senza risposta. Qualcuno ce l'ha?
Il nostro stupidario
Ricevo e diffondo a tradimento, sentite nella stanza a fianco da una collega..
Chicche della mia maturità:
"D'Annunzio era un grande estetista"
" The spices are fresch or secchen"
" I impast the farin with tomatoes and mozzarella furmage" (un bel pastone, oltrettutto...)
"Mediterraneo..it's a lake.... a big lake"
"nella pioggia nel Pineto D'Annunzio sente il don don delle campane".....la presidente urla "non ha sentito nessun don don" " Oh, scusi è vero, era un din din"
"Scusate stamattina mi ha preso l'agito"
Per quanto mi riguarda mi sono accorta che durante i colloqui sono slittata sempre di più su domande base. Avevo per esempio diverse fanciulle studiose, ma la sensazione era che dietro la pappardella imparata a memoria ci fosse poco o nulla. Così mi sono rivestita dell'abito della rompiballe e ho fatto domande tremende tipo: "Quando è finita la seconda guerra mondiale", oppure "contro chi abbiamo combattuto nella prima?" o ancora, difficilissima "giorno mese e anno della liberazione". Della serie: l'ultima occasione nella vita per senirsi in dovere di sapere.
Il regno del tempo perso

Sembra quasi il titolo di uno dei romanzi fantasy amati dagli studenti, invece si tratta sempre di lei, la maturità, l'esperienza di lavoro più stravagante che abbia mai vissuto. La mia in particolare è stata una sorta di meditazione spirituale.
Saper perdere tempo con stile, essere inutili ma necessari, vagare nel nulla ma per forza. Ore, ore, ore che sfilano una dopo l'altra per fare quasi niente. Tre settimane di lavoro dalle 8 alle 15 (in media), delle quali almeno metà passate in ozio, e un altro buon quarto a fare cose intelligentissime tipo ripetere un elenco di nomi 20 volte, un elenco di numeri 35 volte, il tuo nome settantacinque volte. Eppoi firme, firme come se piovessero. Un vero trionfo della burocrazia. Che, sì, è stata snellita e informatizzata dal ministero con un famoso programma in dotazione alle scuole. Però le scuole non sono tenute a usarlo, e quindi possono decidere di fare ancora tutto a mano. E così sia.
Il bello di questo ozio coatto è che ti viene una straordinria smania di fare qualche cosa. Però i commissari sono sei e non è facile dividere i compiti senza lasciare tempi morti a nessuno Così ci si contende come oro i lavori da fare: "scrivo io i giudizi!" "no io!" "Tu scrivi i tabelloni!" "Ma i tabelloni finiscono subito, voglio i giudizi". "Allora ce li detti" "va bene ma quelli della terza prova sono miei". Credo di aver guardato con vero odio la presidente che si ostinava a voler dettare (ad altri) i giudizi scritti da me in brutta. Sono miei, ho dirito a copiarli io le sette volte di rito, non potete rubarmi il lavoro! Ho visto commissari uccidere per molto meno...
Liberi tutti!
Oggi, sera del 5 luglio, posso dichiararmi finalmente in vacanza. La scuola è stata un vortice, che ha inizato ad avvolgermi nelle sue spire a settembre, lentamente, poi ha accellerato, per lunghi mesi mi ha fatto girare vorticosamente, poi mi ha spinto giù nel gorgo, sempre più giù, sempre più veloce, verso maggio mi sembrava di vivere in apnea... poi paffff un primo regalo: la fine delle lezioni. Neanche il tempo di respirare e via! ecco un altro gorgo - leggermente meno tremendo - chiamato esami. La maturità - non dovrei ma continuo imperterrita a chiamarla così - è stata poi un'esperienza tutta sua. Quello che mi rimane addosso stasera è la sensazione dolcissima di affetto per ragazzi che conosco appena, ma così belli!
Stamattina presto arriviamo a scuola per gli ultimi due colloqui. L'aria di Camogli è profumata e ancora fresca, la scuola è immersa nel verde. Sulle scale ci aspettano le ragazze e i fidanzati, che abbiamo gi interrogato ieri (è una classe di amori tra i banchi). S. ci delizia con la sua bellissima rierca sul cacao. Esile, bella, inquieta, fa una prova straordinaria. Era una di quelle che a scuola andava male. Siamo incredule, le consigliamo di fare l'università. "Non so - ci dice - io vorrei diventare una maitre patissier". Il fidanzato invece sogna una carriera da chef, studia l'arte della gastronomia orientale. Ascoltano il colloquio della loro compagna tenendosi per mano. Arrivano anche gi altri compagni - belli, solari, loro hanno già dato. Quando li salutiamo d'incanto dagli zainetti spuntano asciugamani e costumi, le camicette fanno posto alle canotte, i pantaloni si accorciano, l'ansia è un ricordo, ora il sole il vento i sogni, un futuro leggero come le nuvole. A rotta di collo nella discesa verso un meritato tuffo nel blu. Il bagno davvero più bello. Gli ho augurato una buona estate, davvero, davvero.
Soddisfazioni
Oggi in quarta eravamo in 5. Più la prof sottoscritta. Sono andata avanti lo stesso e, come succede in queste situazioni la lezione è stata molto più bella e coinvolgente. Leggevamo l'inizio della Locandiera sull'antologia. R., che faceva il Marchese di Forlipopoli, quando il brano finisce mi chiede, sfogliando il libro avanti e indietro, cercando con gli occhi nelle pagine. "Ma prof, ma non c'è un... "continua"? per sapere come continua intendo"
Pensieri di prof: "EVVIVA ESULTANZA TRIPUDIO QUALCUNO VUOLE SAPERE COME CONTINUA QUALCHE COSA!!! segnare immediatamente il giorno sul calendario con tre stelline"
Scuola commedia splatter

Già il primo giorno che ho messo piede a scuola mi sono resa conto che Daniele Luchetti nel suo famoso film La Scuola non aveva inventato niente. La scuola è un film già bello e pronto, un vero palcoscenico su cui si rappresentano ogni giorno le storie più buffe e più tristi. In cui i personaggi sembrano usciti dalla penna di un autore dallo stile un po' pesante: la prof di italiano di mezza età, tanto brava ma sull'orlo (perenne) di una crisi di nervi; la supplente annuale, un po' più giovane ma già invecchiata precocemente causa precariato eterno; il prof tecnico-pratico che, vabbé insomma si tira avanti e meno male che il pomeriggio c'è l'altro lavoro in officina; il vecchio sindacalista che vive con la sorella, che oramai è rassegnato a tutto ma davvero a tutto e risponde sempre sospirando; il preside che il primo giorno ti accoglie dicendo "innanzi tutto bisogna ricordare che il morto non c'è mai scappato, e quindi evidentemente in questa scuola non si muore..."; il santo che fa l'orario; quella di matematica che cerca di incastrare chi le ruba i cracker dal cassetto seminando trappole numeriche; il bidello un po' strano che a volte entra in classe e chiede "ce le avete 600 lire? (sic)".
Beh, insomma tutto questo lo avevo capito subito. Quello che non mi immaginavo era il risvolto splatter, da film sulle strade violente del bronx. L'altro giorno capito in aula insegnanti (la scena teatrale per eccellenza, da cui gli attori entrano ed escono, si ritrovano e raccontano) durante l'intervallo e sento che l'atmosfera era un po' agitata. Una prof stava raccontando la rissa tra studenti del giorno prima. era visibilmente sconvolta, gli occhi sporgenti: "Insomma me lo sono visto lì, in ginocchio per terra, con tutto il sangue sulla faccia, per terra, tantissimo sangue, e lui urlava con voce roca, con tutte le sue forze "lo ammazzooooo, lo ammazzooo. Io vi giuro che ho sentito lo stomaco rivoltarsi". Mentre raccontava mimava; no, non raccontava, vomitava fuori tutta l'angoscia di questa scena. Entra il prof M: "eh, di nuovo, si stanno pestando di nuovo. Quest volta due che si tengono per le braccia e cercano di spezzarsi le gambe a calci. Avete presente quei calci dati di lato, sul ginocchio...". A questo punto accuso davvero il colpo. Non ne posso più, chiedo scusa e cerco di filare. "Mi fa impressione, sapete..." Vedo un luccichio negli occhi di M. "ah, non ti ho detto quando ho sentito il crac delle ossa...". So che sotto i baffi gli è spuntato un sorriso. Ecco, si divertono pure alle mie spalle. Santo cielo, prendiamola sul ridere, che davvero sembra di stare al fronte.
Verifica via sms
Classe quarta. Verifica di storia. Illuminismo, Voltaire, Russeau, cointratto sociale, sovranità popolare, luce della ragione, una zuppa del genere. Ad un certo punto sento che il brusio assume un tono inaspettato
"Psss... hei... to work, come fa? irregolare?
"to work worked worked no non è irregolare"
"Ah, ok"
(feroce giro di pollici sui cellulari)
"Hei, hei, to go?"
"Go went gone..."
Difficile da ignorare, si stavano suggerendo i verbi irregolari inglesi durante la verifica di storia. Mi avvicino con un grande punto interrogativo sulla testa, cerco di interrompere il maneggio sui cellulari e chiedo.
"Eh, prof è che è la mia tipa che ha la verifica di inglese..."
Gli eroi stavano colettivamente aiutando la tipa di r. a superare la sua verifica. In un'altra scuola, alla stessa ora. "Ma, dimmi un poco, ma di storia che fa? Magari se fate lo stesso programma segui un po' anche tu?"
"Si, si, l'illuminismo anche lei. L'altra volta le ho suggerito io le risposte. Ha preso otto"
Invece poi r. ha preso 5. Ma pensassero un pochino anche ai casi propri, sti ragazzi innamorati!
Vecchi e cannoni
A scuola si scopre come tutto sia relativo. Il concetto di tempo, di vecchio e di giovane è qualche cosa di assolutamente soggettivo. Alla Totem si viveva in un limbo, dove - tutti più o meno trentenni - il problema del vecchio e del giovane non si poneva neppure. Quando è arrivata qualcuna un po' più giovane "che ha fatto i compiti con google" certo, un po' di impressione ce l'ha fatta. Ma è niente in confronto a quello che si vive a scuola. In aula docenti sono "una ragazzina", e posso godere della sorpresa dei colleghi che vengono a sapere che invece non sono tanto ragazzina. Anzi sono già mamma, e pure due volte. A lezione invece, sono la prof. E la prof non può essere giovane, altrimenti non sarebbe una prof. Oggi però hanno passato il segno.
(lezione su Baudelaire, L'anima del vino)
STUDENTE 1 - Certo che, prof, il vino che canta nelle bottiglie?? Ma che cosa si era fumato?
PROF - Oppio credo. Ma questo non vuol dire che basti fumare qualcosa per diventare Baudelaire! (e giù pappardella su come l'ispirazione sia nulla senza duro lavoro ecc.)
STUDENTE 2 - Ma, prof, confessi, anche lei da giovane si è fatta una canna?
(PENSIERI DI PROF - Da giovane? Ma senti questi...)
PROF - Ah, non sono un politico non sono tenuta a rispondere
STUDENTE 3 - Ma che credi? Quando era giovane la prof si facevano certi cannoni (mima)
(PENSIERI DI PROF - Ah! Questo è troppo, villani! ora mi sentite)
PROF - Sentite voi... ci tengo a precisare che negli anni '70 io ero molto molto piccola... sono nata infatti nel 1973!
STUDENTE 3 - Ah, si... mio padre quando gli ho detto che fumavo mi ha detto "ma figurati... mi facevo certe trombe io..." Poi però in effetti mi ha distrutto, mi ha fatto un mazzo così.
PROF - Bene, bene, mi sembra giusto.
Morale: che ti piaccia o non ti piaccia, sei rappresentante del mondo dei GRANDI. Meno male che sei già allenata a fare la mamma. Morale 2: il mondo dei grandi è un tutt'uno indistinto. Semmai anche la prof si fosse fatta un cannone, sarebbe sicuramente successo in un tempo remoto, quando era giovane. Meno male, la mia reputazione da adulta è data per scontata e non devo conquistarmela.
Poeti a sorpresa

Tanto materiale poche parole
Che rabbia. Con tutto quello che mi sta succedendo potrei scrivere tre o quattro post al giorno, e invece mi accorgo di aver lasciato passare un mese. Uffa! Il lavoro nuovo mi lascia più ore libere, che vengono inesorabilmente riempite dai bambini, come vasi comunicanti, senza neanche un piccolo spazio residuo. Nello stesso tempo mi trovo nella condizione di osservare ben due generazioni di giovani tecnofili: quella dei "nati nel nuovo millennio", i figli, e quelli "nati con internet", alla fine degli anni '80. E questi ultimi sono davvero una sorpresa.
Un giorno (non ricordo a che proposito) si chiaccherava in classe sulla rete: tutti usano YouTube, scaricano film, li trasformano con programmi più o meno leciti, li riversano su cellulari appositamente modificati, partecipano a forum, a giochi di ruolo online, ai social network. Chattano, chattano, continuamente. Poi, la prof chiede: "Qualcuno sa che cosa si intende con "web 2.0"? Cala il silenzio. Nessuno - dico nessuno - aveva idea di che cosa volesse dire. è naturale. Per loro il web è ed è sempre stato 2.0. Quello di prima generazione non lo hanno mai visto. Loro sono il web 2.0, lo vivono, non ne parlano. Credo che aggiungere un po' di teoria alle loro sterminate conoscenze pratiche potrebbe essere utile. Però, chissà.
L'inizio, la fine
Domani inizio una nuova vita, e saluto una vita che se ne è andata. Domani iniza settembre, il vero inizio dell'anno per me, da sempre. Ma questa mescolanza di gioia e poi di dolore è davvero incredibile. Domani ore 8.30 prendo ufficialmente servizio nella mia nuova sede di lavoro: l'istituto professionale Odero di genova Sestri Ponente. Un tuffo in un mondo sconosciuto, talmente sconosciuto che mi sembra impossibile, irreale. " 'Ngiorno prof. Come ha detto che si chiama, prof?". L'altro giorno mi sono sentita chiamare per la prima volta così. Dalle bidelle, perché la scuola che ho visto fino adesso è assolutamente deserta di ragazzi. Ho ancora una settimana di tempo per prepararmi all'incontro con loro. E la sto passando pensandoli, cercando di immaginarmeli o leggendo di franco. Le mail, tantissime, davvero tante, che ci ha mandato chi lo conosceva o lo leggeva, i pezzi. I nostri, gli altri. Mai come ora totem mi sembra la mia seconda casa. Meno male che i colleghi hanno trovato le parole, quelle vere, perché io non so se ce l'avrei fatta. Questo blog tornerà a vivere, anche se fosse solo per i miei occhi. Tornerà perché ora che non mi DEVO più occupare di scrivere di tecnologie è proprio il momento che voglio farlo. E non so bene per quale strano rigiro della mia mente, il fatto che franco non c'è più è per me uno sprone. Scrivi, pensa, lavora.
Ma quante diavolo di sigle usano in questa scuola? O cielo, faccio fatica pure a capire l'orario...





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