Pucca per sempre

YouTube è una fonte utilissima anche per i piccoli. A noi per esempio ha risolto un piccolo dramma: ci ha restituito Pucca. L'abbiamo conosciuta grazie alla raitivvù, poi, sparita dal palinsesto televisivo, abbiamo cercato di ritrovarla sul suo sito ufficiale. Ma quest'ultimo è di una lentezza scoraggiante, talmente lento che provare a vedere i cartoni diventa un'impresa ciclopica, in grado quasi quasi di scoraggiare anche i piccoli (che contrariamente a molti adulti dimostrano una straordinaria tolleranza verso i difetti della rete. Anna si piantava per decine di minuti davanti al computer in attesa di qualcosa). E così ci è venuta l'idea di cercare Pucca su YouTube, e abbiamo scoperto che ci sono moltissimi video. Per chi non la conoscesse, consiglio un assaggio. A casa nostra è diventata un mito: il tratto grafico geniale (talmente semplice che anche una mamma subdotata nel disegno come me può fare riproduzioni eccellenti), le storie minimali e un po' surreali, i personaggi buffi piacciono sia ai bimbi - anche a Malo, che non guarda mai cartoni - e anche a noialtri cresciutelli. Unica avvertenza: è molto giapponese, se odiate il genere lasciate perdere.
Tanto materiale poche parole
Che rabbia. Con tutto quello che mi sta succedendo potrei scrivere tre o quattro post al giorno, e invece mi accorgo di aver lasciato passare un mese. Uffa! Il lavoro nuovo mi lascia più ore libere, che vengono inesorabilmente riempite dai bambini, come vasi comunicanti, senza neanche un piccolo spazio residuo. Nello stesso tempo mi trovo nella condizione di osservare ben due generazioni di giovani tecnofili: quella dei "nati nel nuovo millennio", i figli, e quelli "nati con internet", alla fine degli anni '80. E questi ultimi sono davvero una sorpresa.
Un giorno (non ricordo a che proposito) si chiaccherava in classe sulla rete: tutti usano YouTube, scaricano film, li trasformano con programmi più o meno leciti, li riversano su cellulari appositamente modificati, partecipano a forum, a giochi di ruolo online, ai social network. Chattano, chattano, continuamente. Poi, la prof chiede: "Qualcuno sa che cosa si intende con "web 2.0"? Cala il silenzio. Nessuno - dico nessuno - aveva idea di che cosa volesse dire. è naturale. Per loro il web è ed è sempre stato 2.0. Quello di prima generazione non lo hanno mai visto. Loro sono il web 2.0, lo vivono, non ne parlano. Credo che aggiungere un po' di teoria alle loro sterminate conoscenze pratiche potrebbe essere utile. Però, chissà.
La torta al pesce di Daniel
L'altro giorno ero in cucina quando sento risate matte provenire dalla stanza del computer. Più che risate era uno scompisciamento con apnea e ribaltamento da sedia, una risata totale, come sanno fare i bambini. Vado a vedere incuriosita e trovo Malo che impazza sul sito di Daniel Cook. Visto che non l'ho citato fino ad ora, mi tocca rimediare al più presto. E' il secondo sito preferito dal mio bambino - dopo il Pesce Rosso, ovviamente. E' il sito di un telefilm canadese, che va in onda su una cable tv dedicata ai piccoli (Treehouse tv della Corus Entertainment) e su una televisione culturale pubblica Ontario tv. Il finanziamento pubblico risulta evidente (ma lo noto solo ora) dai bollini in home page. Il sito merita di essere citato perché è fatto veramente bene, è molto "kid friendly": si naviga interamente attraverso i disegni, e in più Daniel Cook in persona parla ai piccoli navigatori raccontando loro che cosa c'è dietro ogni link, e intrattenendoli. In effetti Daniel parla inglese, ma i miei tester italiani non sembrano preoccuparsene più di tanto. E altra cosa molto gradita, dopo una breve sigla si passa ai giochi! L'home page è la stanza dei giochi, dove il mouse è invitato a curiosare e cliccare qua e là... l'esplorazione di ambienti virtuali pieni di sorprese è una delle cose più divertenti per i bambini, se è fatta bene. Nel caso di Daniel Cook abbiamo la prova che i finanziamenti pubblici per i prodotti educativi in Canada non sono dati a caso: non solo si trovano giochi stimolanti e creativi, ma chi li ha inventati conosce davvero i gusti infantili. 
Per esempio, la torta: quello che faceva impazzire dal ridere mio figlio era cucinare una bella torta fragrante: si prendono burro, uova, latte, farina, poi si passa agli ingredienti opzionali: cioccolato, caramelle, uva, pesce, broccoli... Che divertimento matto infilare una testa di pesce in una torta e poi mangiarla con gusto! Un omaggio all'arte della schifezza, vero cult dell'età prescolare. Torno a dire, chi ha fatto questo sito sapeva il fatto suo.
Mamma Rai รจ un po' distratta
Cara Rai,
ti scrivo per farti una proposta. Invece che spendere tanti soldi negli spottoni autopromozionali, tipo "Non lasciate i bambini da soli davanti alla tv" oppure "la rai pensa ai bambini", che tanto sono tutti puri lavaggi di coscienza che niente hanno a che fare con la vostra programmazione, perché non investite qualcosina anche sul vostro sito per bambini?
Parlo di Junior, iniziativa lodevole, ma che mi sembra invecchiata un pochino, e anche un po' acciaccata. Tanto per cominciare la navigazione è davvero difficile: c'è un menu puramente testuale sulla destra; e un'ambientazione in cui si nascondono molto bene altri link. Poi ci sono cose che si cliccano e si muovono ma non portano da nessuna parte. Il disegno della home è carino, ma le esigenze dei bambini non sono molto diverse dalle nostre: amano poter girare da soli nei siti, sapere dove sono, tornare indietro a piacimento, riconoscere le cose. L'unica differenza è che molti bambini che usano internet non sano ancora leggere. E quindi è inutile scrivergli "fai così e così, poi clicca li e poi vai là". Invece lo stile di Junior è quello di fare confezioni molto "baby friendly" per nascondervi orrendi polpettoni in pessimo stile scolastico.
Mettiamo pure che il nostro tenace bambino sia arrivato fino alla sezione giochi, dove disegnini e iconcine sono presenti in abbondanza: mi volete spiegare però con quale criterio - come si vede dalla foto sopra - ne usate due identiche per accompagnare due tasti diversi? Crudeltà mentale? Esigenze di bilancio?
Eppure qualcuno di bravo lo conoscete. Qualcuno per esempio che ha fatto il sito dell'Albero Azzurro, vostra trasmissione che ultimamente è migliorata in modo notevole e che ha un sito "come si deve". Ne parliamo alla prossima.
Rettifico! Pingu vive, e parla tedesco
Avevo alzato un ululato di dolore alla scomparsa del mervaviglioso sito di Pingu, rifatto in modo scriteriato... ebbene, ora scopro che in realtà vive ancora. E' andata così:
Primo aprile, domenica mattina, pioggia
Anna: Mamma voglio il computer
Mamma: Va bene
Anna: Voglio Pingu
Mamma: no, tesoro, ricordi? Il sito di Pingu fa schifo, è orribile! (teme in cuor suo di essere costretta a vagare per il sito aiutando la pargoletta che non trova niente di bello e si infila in tunnel senza uscita tipo "iscriviti al club"... oppure "consigli per i genitori")
Anna: Voglio Pinguuuuuuu!!!!
Mamma: (sospira) va bene. Clicca sulla versione inglese...
Anna: no, non voglio l'inglese. Voglio.... il tedesco!
Mamma: ma... e va bene, va bene tutto (ma quanto rompe stamattina?)
Anna clicca sulla bandiera tedesca - non saprò mai come fa a conoscerle - e, sorpresa! compare il vecchio sito di Pingu! Alte grida di vittoria si elevano al cielo! Un po' a tentoni la aiuto con i menu in lingua germanica, e via con la slitta pazza! Uihuuuu
Salvate il pesce rosso
Sono passati quattro anni dall'inizio della mia esplorazione del web per bambini e devo dire che www.poissonrouge.com rimane il re incontrastato delle navigazioni infantili di casa mia. è un sito completamente fuori dai canoni: non ha sponsor evidenti, non ha pubblicità, non vende nulla. è semplicemente una miniera infinita di spasso per bambini piccoli. E, cosa ancora più straordinaria, è veramente, pensato per bambini piccoli. I quali, notoriamente, non sanno leggere. Ma invece, cosa forse meno nota, se la cavano egregiamente con i concetti di click, di esplorazione, di torna indietro, di home page eccetera. Insomma: datemi un menù visuale, fatto di icone e di colori, e esplorerò il mondo. Il pesce rosso ha fatto di più. Ha completamente eliminato ogni traccia di parola scritta dal suo sito. E ha dato invece carta bianca alla fantasia, usando flash con una creatività che mi ha lasciato spesso a bocca aperta. Non solo: il sito viene aggiornato! E' nata da poco un'intera sezione sottomarina, in cui i miei figli si sono abbondantemente immersi per ore. Insieme alla nuova sezione è comparsa - orrore! - una parola, anzi un trio di parole scritte: contatti, downloads, t-shirts. E anche un nome: Interactica, che è l'agenzia che l'ha messo su. Il motivo? Semplice, lanciare un grido d'aiuto: per lasciare il sito com'è ora, senza pubblicità, serve un sostegno economico. Per esempio si può comprare una bellissima maglietta per bambini, per 22 euro compresa spedizione. 22 euro spesi benissimo, se avete bambini che amano giocare al computer, parola mia.
C'era una volta Pingu
Lasciatemi emettere un lamento, un guaito di dolore. se qualcuno conosce Pingu probabilmente concorderà chè è uno dei più riusciti personaggi per bambini. Una serie di piccoli episodi di animazione - una volta con vero effetto "pongo" animato a passo uno, ora decisamente basati sulla computer grafica - spesso davvero geniali. Il nostro pingu era dotato fino a qualche mese fa di un sito all'altezza della sua fama. O quasi. Essendo un cartone amatissimo dai più piccoli, il suo web conteneva giochi semplici, puzzle, clicca e colora, memory, screen mates spassosi da scaricare, sfondi. Ma anche uno stupendo gioco tridimensionale in cui si guidava una slitta attraverso una pista di ghiaccio mozzafiato. Un vero videogame su web. Ebbene, addio, finito tutto.
L'ultima volta che ho accompagnato bambini speranzosi sul sito di Pingu ho trovato: scarica suoneria, iscriviti, pingu shop, pingu news, vedi episodi. Poi una serie di web-orrori tipo lunghissime scritte, menu incomprensibili. Il massimo del gioco è navigare il mondo di pingu attraverso un binocolo. Una cosa così lenta e noiosa da scoraggiare anche il pargoletto più fanatico. Sigghhh. No so chi sia il tuo nuovo padrone, caro Pingu, ma di sicuro non ha capito davero nulla di come si fanno i web per bambini.
Habbo hotel
La, anzi le second life dei piccoli nascono e prosperano. E, così come la sorella maggiore, convincono aziende e associazioni ad aprire una sede virtuale nel loro mondo. La charitiy inglese NSPCC creerà una casa all'interno di Habbo Hotel, una comunità virtuale rivolta ai teenagers. In questo modo le sue campagne dovrebbero raggiungere (con costi decisamente più bassi, peraltro) una quantità di ragazzini molto maggiore. Come a dire: se i bambini non vanno agli assistenti sociali, gli assistenti sociali andranno da loro, nello specifico nelle loro comunità online.
Habbo Hotel è nata nel 2000 in Finlandia, e da allora al dicembre 2006 pare che abbia fatto nascere 66 milioni di habbos (così si chiamano gli avatar) nel mondo. Conta comunità "locali" in 29 paesi. Grosse cifre. E com'è che nessuno si lamenta per la sicurezza dei minori? Semplice, Habbo paga moderatori che controllano 24 ore su 24 la comunità, e ogni conversazione viene registrata. Sembra sufficiente a scoraggiare i malintezionati. Per ora non aggiungo altro, visto che i miei piccoli inernauti non si spingono ancora a tanto. E per un grande non malintenzionato le poesiole e i giochini che si vedono in home sono un incentivo sufficiente a tenersi alla larga.





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